Caccia al tesoro alle Fortezze
Rifiuti 2
Gli Stati Generali La Fune
VITERBO- Cosa succede in città? Tra serpenti, topi di campagna e monnezza, abbiamo deciso di fare un giro in tutta la città per capire cosa sta succedendo

VITERBO- Che la nostra città sia bella, lo sappiamo tutti. Sappiamo meno come uscire fuori dal turbinio di degrado che la sta investendo. L’unico modo per trovare una soluzione è toccare con mano tutto quello che si vede in città e quindi abbiamo deciso di consumare le suole delle nostre scarpe e fare un vero reportage giorno dopo giorno per monitorare la situazione “monnezza e simili”.

Quello che possiamo notare ad una primissima occhiata è che l’emergenza Covid19 non ha fermato la crescita di piante e erbacce che come liane alla Tarzan si stagliano ovunque. Tutto quello che di botanico c’è in natura è spalmato in ogni angolo o gradino della nostra bistrattata cittadina. Ma non solo…

Il nostro punto O sarà la zona delle Fortezze che vanta un nuovissimo parcheggio dotato di strisce nuove di zecca, muretti costruiti di tutto punto, con la dimenticanza di sacchi e sacchettini di immondizia di imprecisata provenienza come da cornice. Dalla strada è praticamente impossibile capire cosa c’è sotto, rampicanti e erbacce nefaste crescono serene e indisturbate.

A ridosso delle mura cittadine, non si comprende più quale sia la strada da seguire. La via è interrotta da rami e sporcizia che interrompono il cammino. Di certo una mamma con un passeggino o un anziano a piedi, rischia di rompersi l’osso del collo.

Ma non siamo soli alle Fortezze: a metà del cammino, il nostro sguardo si ferma su una carcassa di topo ormai cristallizzato e rimasto in mezzo alla strada, come un trofeo. Dopo il serpente che indisturbato si è appropriato di San Pellegrino, ci rassicura il fatto che siamo tornati “ai sorci di casa nostra”, quelli che nemmeno i gatti hanno voglia di mangiare.

In fondo trovare queste sorprese ci riavvicina alla nostra natura di Tuscia incontaminata a contatto con la bucolica realtà che ci circonda. O che a breve ci sovrasterà.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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