"Caccia" al dna alieno nel mare del Viterbese, ecco come funziona
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TARQUINIA - E' l'azione di ricerca centrale di un progetto più ampio, elaborato dal professore di Ecologia dell'Unitus Giuseppe Nascetti, finanziato dall'Unione Europea con 370mila euro.

TARQUINIA – Il Centro Ittiogenico Marino Sperimentale delle Saline impegnato a una sorta di “caccia” a dna alieno nelle acque del litorale viterbese. E’ l’azione di ricerca centrale di un progetto più ampio, elaborato dal professore di Ecologia dell’Unitus Giuseppe Nascetti, finanziato dall’Unione Europea con 370mila euro.

I cambiamenti climatici e il riscaldamento del sistema terrestre stanno determinando delle trasformazioni anche nel mare Mediterraneo. Una di queste riguarda il cambiamento delle specie marine presenti, perché l’innalzamento delle temperature sta generando habitat che attirano tipi di pesci provenienti da altri luoghi del pianeta. Il fenomeno è noto e osservato da anni ma il progetto di ricerca guidato dal professor Nascetti punta a conoscere esattamente le specie alloctone che hanno iniziato a vivere sul litorale viterbese.

Il metodo utilizzato sarà quello del metabarcoding e in sostanza punterà a individuare all’interno di campioni di acque del luogo dna alieno, nel senso di estraneo all’ambiente storico del posto preso in considerazione.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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