Bullicame, storia di un patrimonio pubblico ridotto a pezzi (le foto)
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Il Bullicame è ridotto a pezzi. Le canalette sono piene di mucillagine, segno che da tempo non vengono più effettuati i rituali lavori di manutenzione. I giunchi "spanciano" rigogliosi, sotto l'ordinaria non custodia, e l'erba, alimentata dalle abbondanti piogge, cresce abbondante. Sopra un metro circa, in quasi tutta l'area del parco termale.

Il Bullicame è ridotto a pezzi. Le canalette sono piene di mucillagine, segno che da tempo non vengono più effettuati i rituali lavori di manutenzione. I giunchi “spanciano” rigogliosi, sotto l’ordinaria non custodia, e l’erba, alimentata dalle abbondanti piogge, cresce abbondante. Sopra un metro circa, in quasi tutta l’area del parco termale.

L’unica penuria è quella d’acqua termale e di dignità, per un posto che dovrebbe essere il simbolo del termalismo viterbese. Tutto è entrato nel baratro dal lontanissimo 2014, novembre per l’esattezza. I lavori sul pozzo San Valentino hanno determinato il prosciugamento, o quasi, della mitica Callara. Un tempo ribolliva e tirava fuori acqua, riempiendo le vasche. Oggi l’acqua della sorgente raccontata da Dante fa le bollicine. Neanche fosse una gassosa a buon mercato. E al di là dei vetri di protezione, all’interno della pozzanghera rimasta, è visibile la mucillagine.

La vasca del rospo smeraldino, quella realizzata con i 120mila euro della Fondazione Carivit, è prosciugata. Non c’è una goccia di liquido né un animale. Non c’è un bagnante o turista. Tutto terribilmente deserto.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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