Bullicame allo sfascio, Marini: "Se torna Dante ci manda all'inferno. Buttati i 130mila euro spesi da Fondazione Carivit"
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Il Bullicame è allo sfascio. Da simbolo storico del termalismo viterbese a emblema indecoroso della sua stagnazione e degrado. La Fune ha raccontato, nella giornata di ieri, l'assurdo della recinzione sfondata e dell'ingresso chiuso in piena domenica pomeriggio. Una chiusura in qualche modo tattica: meglio evitare che qualcuno prenda visione dello scempio.

Il Bullicame è allo sfascio. Da simbolo storico del termalismo viterbese a emblema indecoroso della sua stagnazione e degrado. La Fune ha raccontato, nella giornata di ieri, l’assurdo della recinzione sfondata e dell’ingresso chiuso in piena domenica pomeriggio. Una chiusura in qualche modo tattica: meglio evitare che qualcuno prenda visione dello scempio.

Peccato che la recinzione divelta al lato permette comunque di andare a fare due passi. E ci ha voluto mettere il naso anche il consigliere di Forza Italia Giulio Marini, che racconta la sua visita così: “Oltre alla recinzione abbattuta, frutto di un incidente di oltre un anno fa, ho trovato il più totale degrado. Le vasche sono senza acqua, a causa della rottura del pozzo San Valentino di 14 mesi fa. E’ un disastro: rigagnoli asciugati, rete divelta, il rospo smeraldino non c’è più, gli alberi piantati abbandonati a se stessi da tempo. 130mila euro spesi dalla Fondazione Carivit sono andati buttati”.

Questa la denuncia dura del consigliere d’opposizione all’amministrazione Michelini ed ex primo cittadino di Viterbo. “L’area prima era curata con borse lavoro da disabili e anziani che, con passione rendevano un servizio eccezionale. Oggi è tutto così desolante. Un orrore, se torna Dante ci manda all’Inferno”. 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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