


VITERBO – C’è stato un tempo lunghissimo, un’era geologica fatta di rimpianti e motori accesi in altre direzioni, in cui i giovani viterbesi guardavano alla propria città come a un deserto perenne. L’intrattenimento, quello vero, quello che ti fa battere il petto e ti spinge a uscire di casa con la certezza di trovare qualcosa che valga la pena vivere, per decenni, è stato un miraggio. Una chimera da inseguire altrove. Perché qui, nella città dei papi e delle pietre austere, la regola ingrata sembrava sempre la stessa: per divertirsi bisognava emigrare. Certo abbiamo avuto le nostre eccezioni. Certo è da un po’ che cose interessanti sono state messe in circolo tra Spazio Fiera e Valle Faul. E ancora certamente anche negli anni precedenti il capoluogo della Tuscia è tornato a ospitare dei concerti. Ma quest’anno sembra che si sia riusciti a costruire un livello che ha senso.
Giusto dare a Cesare quel che è di Cesare: questa volta bisogna dire un grazie grande, grandissimo, ai ragazzi del Viterbo Big Festival. Sì, certo, sarà pure il loro mestiere — ci mancherebbe altro, il pane bisogna pur guadagnarselo —, ma dietro la cinquina di eventi allestita a Pratogiardino per questa Santa Rosa 2026 c’è soprattutto la voglia profonda e ostinata di regalare qualcosa a una generazione troppo spesso lasciata “orfana” di serate che contino. Ma anche a tutti i viterbesi, quelli che possono dirsi vivi non solo perché hanno livelli ragionevoli di saturazione nel sangue.
Se pensate che tutto questo sia secondario, che l’intrattenimento sia solo un orpello futile da liquidare con una spallucciata, andatelo a dire ai madrileni, che sulla vitalità e sul diritto al tempo libero hanno costruito l’identità di una metropoli. Avere un motivo per scendere in piazza e restare nella propria città è un pezzo di democrazia urbana. È la sensazione, finalmente ritrovata, che dove vivi si possa anche stare, senza dover per forza cercare la vita sulle statali di notte.
Il cartellone messo in piedi a Pratogiardino dal 2 al 6 settembre — sostenuto dal Comune di Viterbo — ha dentro proprio questa visione. Una cinquina di giorni nel cuore verde della città che mette insieme cinquanta artisti, sport, stand-up comedy e due piatti forti pensati con cognizione di causa: la chitarra e il blues trasversale di Alex Britti il 2 settembre, a ingresso gratuito, e poi le rime di Ernia il 5 settembre, in un concerto a pagamento che porterà sotto il palco migliaia di ragazzi disposti a cantare a squarciagola.
Una proposta che ha una sua logica, una sua dignità economica e organizzativa, e che farà battere il cuore di Pratogiardino come non succedeva da anni. Per cinque giorni Viterbo smette di essere soltanto il fondale polveroso di qualche bella cartolina del passato. Torna ad essere viva, viva per chi ci abita.
Ai ragazzi che hanno reso possibile tutto questo va un merito che va ben oltre la pura cronaca di un evento che si preannuncia di successo. Hanno restituito a Viterbo un pezzo di presente. E scusate se è poco.
















