Brancaleone torna a Vitorchiano
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Una tre giorni medioevali nel segno del buffo eroe di ventura Brancaleone da Norcia. E' l'omaggio di Vitorchiano al genio del maestro Mario Monicelli e alla sua storia medioevale. In programma per questa domenica una serie di appuntamenti e un imperdibile spettacolo di falconeria.

C’è un borgo della Tuscia che incarna forse meglio di altri l’ambiente del Medioevo. E’ Vitorchiano, arroccato sulla rupe tufacea e protetto da mura. Oggi quello che noi possiamo ammirare è il centro storico perfettamente conservato, tanto da essere Borgo Bandiera Arancione, tra i più belli d’Italia: vicoli stretti e linee spezzate, case a “torre”, profferli, lavatoi, giardini in vaso, belvedere, scorci pittoreschi e unici. Un ambiente che permette di fare un tuffo indietro nel tempo.

E proprio a Vitorchiano vennero girate alcune scende nel 1966 del famoso film “L’Armata Brancaleone”, diretto da Mario Monicelli.
In particolare Vitorchiano era il “paese della peste”, dove giunse, nel corso del peregrinare in tutta la penisola, un gruppo di miserabili, capitanato da Brancaleone da Norcia, unico e spiantato rampollo di una nobile famiglia decaduta, dotato però di una non comune eloquenza ed animato da sane virtù e cavallereschi principi. Il gruppo vive molteplici disavventure e il film è considerato un capolavoro.

Questo fine settimana in questo pezzo di Tuscia si tiene un omaggio all’eroe buffo Brancaleone. Una tre giorni medioevale, iniziata venerdì, dal titolo ‘Passeggiata nei Tempi Antichi’. Un evento organizzato dal Comune e dalla Pro Loco, col sostegno della Regione Lazio.
La giornata di domenica inizia con l’apertura da parte delle Chiarine del Mercato degli Antichi Mestieri, spettacoli dei Musici Gaudenti Sonis e Giullari del Diavolo.
E in un medioevo totalmente ricostruito non poteva mancare lo spettacolo di Falconeria a cura dell’Associazione I Falchi di Rocca Romana di Trevignano. Un accampamento medioevale accoglierà il visitatore alle porte del paese a cura della Compagnia della Gazza.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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