
Dalla Dark Italy alla Dark Viterbo il passo è breve. Lunedì pomeriggio presso la Biblioteca di viale Trento sarà presentato il libro curato da Pasquale Bottone Dark Italy, cronache dal lato oscuro del belpaese, una antologia scritti di inchiesta e di impegno civile con le firme di numerosi giornalisti italiani. “Mi ha colpito – ha detto Bottone, fondatore del Salotto delle Sei a cui questo libro si è ispirato – la voglia di fare di questi giornalisti noti. Hanno avuto voglia di dire qualcosa in questo momento tragicomico del paese”. Alla presentazione, in programma per le 17.30ì, saranno presenti anche Mimmo Liguro, Santo Della Volpe, Francesco D’Ayala, Aldo Musci.
Oltre il lato oscuro, c’è anche un lato chiaro?
“C’è ma è molto ridotto, quello oscuro è più esteso. Il lato oscuro è il paese che non fa i conti con la propria storia e così non ha futuro. Se non risolve gli enigmi, come può costruire futuro trasparente?”
Che differenza c’è rispetto gli anni 80?
“In quell’epoca nonostante l’oscurità c’erano degli obiettivi e dei traguardi da raggiungere. E c’era anche una sorta di resistenza. Negli ultimi anni invece questo è caduto. Viviamo senza futuro e navigando a vista senza progettualità. È un clima pesante, non c’è futuro”.
Siamo coscienti di questo lato?
“Ce ne freghiamo poco, perché possiamo fare poco. Però c’è una fetta interessata a sapere e conoscere”
Insieme alla Dark Viterbo c’è anche una Dark Viterbo?
“Il momento storico è nerissimo. C’è una totale mancanza di progettualità oltre che di serietà. Non si premiano i progetti e c’è un dilagare arrogante e dittatoriale del dilettantismo che regna sovrano. O si cambia tendenza o Viterbo è destinata a non avere più un ruolo in questo paese”.
Quali difficoltà ha un cittadino nel confronto con questo lato oscuro di Viterbo?
“La Città è molto chiusa in se stessa e così depaupera il proprio valore. Non so quanti giovani possano giurare sul futuro di Viterbo e non andarsene. Il problema è diffusissimo. Occorre rimboccarsi le manche e iniziare a progettare una Viterbo all’altezza di sé stessa”.
Raffaella Valeri si è dimessa attaccando pesantemente la politica viterbese, però nessuno se n’è accorto della durezza delle sue parole. Perché?
“C’è un muro di gomma verso chi mette in luce queste cose”.
C’è uno spiraglio di luce?
“Viterbo non può essere solo la città dello spontaneismo. Serve progettualità tra privati e Istituzioni. Però i privati sono legati alla politica e la politica non ha interesse a progettare. E così con questa classe politica penso sia difficile vedere lo spiraglio di luce. È sempre stato così, ma quando c’erano più risorse comunque alla città arrivava qualcosa”.
Recentemente ci avevi parlato in una intervista di una rassegna sul giornalismo di inchiesta, ci dici qualcosa di più?
“Vorrei ospitare il meglio della produzione della saggistica e giornalismo di impegno civile. Non è possibile fare solo cose che abbiano l’unico scopo di abbinare cibo e promozione di libri. Vorrei fare qualcosa sui contenuti e costruire qualcosa che lasci il segno”.


















