
‘Il Sal8 delle 6’ rischia di saltare. Il primo festival letterario viterbese non riesce a trovare abbastanza fondi per l’edizione 2015. Dal 2002, anno della prima edizione, ha portato in città nomi di primo livello del giornalismo e della scrittura made in Italy. Un crescendo costante, fino agli ottimi risultati raggiunti nelle ultime edizioni tenute all’interno della sala conferenze del Consorzio Biblioteche.
Ieri lo stesso commissario del Consorzio Paolo Pelliccia ha lanciato un appello al Comune di Viterbo in primis, ma anche a banche e Regione Lazio per evitare che nella città candidata a capitale italiana della cultura si assista all’estinzione di un pezzo importante di questo panorama culturale viterbese.
Abbiamo intervistato l’ideatore e patron del ‘Sal8’, il giornalista Pasquale Bottone, per capire cosa sta succedendo.
E’ vero che il ‘Sal8’ rischia di saltare?
“Confermo, l’edizione 2015 è a rischio per mancanza di fondi. Pensare che siamo storicamente la prima rassegna letteraria della città di Viterbo e siamo andati crescendo negli anni”.
Perché? Cosa sta accadendo?
“La cosa che più ci manca è un rapporto costruttivo con le istituzioni locali. Posso dire che dal 2002 a oggi è stato un calvario. Abbiamo sempre avuto dal pubblico pochi spicci e a ogni giro di ruota siamo sempre stati trattati come gli ultimi arrivati. Sorte che non tocca a tutta una serie di iniziative varie a cui è stato permesso invece di radicarsi bene in città”.
Forse il vostro festival non funziona
“Potrebbe anche essere e se così fosse sarebbe giusto essere quasi ignorati dalle amministrazioni. In realtà i numeri dicono altro. Vantiamo un’attività di 13 anni, abbiamo portato in città decine di eccellenze nazionali, tra giornalisti e scrittori. Gli ultimi dati ci dicono che a ogni incontro del ‘Sal8’ si è registrato il pienone, con 150 presenze a volta. Oltre a questo possiamo vantare un importante successo di critica. Siamo finiti su giornali nazionali quali Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, L’Espresso. Ma anche altri. Forse quello che i manca sono i santi in paradiso”.
Che intende?
“Che forse dovrei fare come altri. Se per andare avanti c’è bisogno di trasformare il festival in un partito politico me lo dicessero pure. Forse dovrei trovare qualche migliaio di voti per essere preso in considerazione. Ma è una roba che non mi interessa. Vorrei capire se le amministrazioni valutano i curricula dei festival e degli organizzatori, oppure i criteri sono altri e i requisiti di merito non sono sufficienti”.
Si sente escluso dal giro che conta?
“Sono escluso, non mi hanno neanche preso in considerazione per la preparazione del dossier della candidatura di Viterbo a capitale italiana della cultura. Ho anche presentato un progetto per fare di Viterbo un polo del giornalismo d’inchiesta per il Centro-Sud. Il tutto dopo il successo della serie ‘Il lato oscuro del BelPaese’. Attendo risposte da quattro mesi dall’amministrazione comunale”.
Farà comunque il festival?
“Se non ci sono i soldi no. Sono un professionista e il lavoro va pagato”.

















