
VITERBO – Cara Aurora della Generazione Z, vista la mia età da boomer potrei anche essere pienamente d’accordo con te, giustificato dall’anagrafe a farmi laudator temporis acti. Bei tempi, verrebbe da dire, quando per scrivere un tema dovevo lambiccarmi il cervello e mettere a dura prova la memoria di tutto ciò che avevo studiato, e poi ragionarci su e, infine, controllare di non aver scritto strafalcioni di italiano.
E, da docente universitario, bei tempi quelli in cui leggendo le tesine capivo se lo studente aveva appreso veramente, come si era orientato nella scelta delle fonti e quali selezioni aveva fatto tra le informazioni raccolto; oppure, se stava semplicemente rovistando negli appunti presi a lezione, aveva copiato da un libro o, peggio, si era rivolto a wikipedia (cosa buona e giusta finché si trattava di allargare gli orizzonti cognitivi) copiando interi brani direttamente da lì. Oggi, tutto questo è messo seriamente in crisi da A. I, da ChatGPT.
Ma è veramente un danno così grave? Tu scrivi: “con un click, una foto, didascalia, l’applicazione risponde dettando risposte dettagliate, soluzioni impensabili, discorsi e monologhi interessanti”. E fin qui mi sembra un bel passo avanti sulla possibilità di documentarsi al meglio su un argomento o un problema. Ma poi aggiungi che tutto ciò porta “all’assopimento totale di ogni minimo sforzo mentale”; e, ancora, lamenti che vivremo in “un mondo in cui ChatGPT risponderà anche alle emozioni, si sostituirà totalmente all’essere umano in ogni pensiero, un mondo in cui l’empatia affonderà lasciando spazio all’apatia”.
Con la conseguenza di trovarci, come scrivi, in “un mondo in cui il mestiere di insegnante scomparirà a favore di un processo di un’antistruzione, analfabetismo di ritorno e degrado mentale”. Già ora, sottolinei, le nuove generazioni vivono in “un mondo in cui le relazioni diventano superflue. Con l’avvento del digitale i rapporti umani sono profondamente cambiati: le interazioni sono più superficiali e frammentate, gli individui tendono ad alienarsi in una propria realtà riducendo drasticamente i segnali non verbali come il tono di voce e il linguaggio del corpo.”
Provo a risponderti in due modi. Intanto, qualche pezzettino di storia. Il primo individuo che scrisse un libro e passò il tempo a leggerlo fu preso per un essere inutile, anzi pericoloso, perché non cacciava, non faceva la guerra, non metteva i muscoli al servizio della società. Ma alla fine vinse lui, e l’Umanità nel tempo divenne più colta, più riflessiva, si elevò sempre più in intelligenza e sensibilità interiore. Centotrenta anni fa, invece, il primo che guidò uno (maschile) auto-mobile fu malvisto dalla gente perché faceva rumore, inquinava l’aria, era pericoloso per i pedoni e toglieva lavoro ai cocchieri.
Oggi l’auto-mobile ti libera perché ti porta ovunque, e nella versione aerea, ti fa conoscere il mondo. Nel 1940 Eric Fromm temeva che radio e televisione sarebbero diventati strumento di controllo della volontà degli individui (“fuga dalla libertà”) e che la loro globalizzazione avrebbe creato sette miliardi di automi. Eppure, cinquant’anni più tardi con la “glocalizzazione” i media hanno creato scambi, conoscenze critiche, partecipazione sociale e culturale.
Ricordo che Bauman descrive la società liquida, la società dell’incertezza come conseguenza della caduta delle ideologie, dell’arricchirsi delle possibilità di scelta, dei punti di vista, delle valutazioni, che diventa un’impresa imbarazzante se non sei abituato o educato a saper scegliere. E purtroppo oggi – lo vediamo da cosa sta accadendo anche a livello internazionale – non sappiamo ancora scegliere con equità.
Così, oggi affidare il mero sapere, la messa a punto di un magazzino efficiente di informazioni a ChatGPT può sembrare controproducente solo se pensiamo che possa esimerci dal rincorrere, scegliere e organizzare i dati che ci servono, rendendo pigra la nostra mente, la nostra immaginazione, la nostra ricerca del sapere.
Ma in verità A.I. non ci esime dal ragionare criticamente; non riduce il nostro cervello ad un orpello, anzi ne stimola l’azione puramente intellettuale, senza perdere tempo a livello meramente materiale, documentale. Ci libera della necessità di raccogliere informazioni, di discutere se è più valido questo o quel dato, e semmai ci spinge inesorabilmente ad assumerci la responsabilità di riflettere criticamente su noi stessi, su chi siamo, cosa vogliamo e cosa possiamo fare.
No, Aurora: A.I. non ci insegna o ci forma i nostri sentimenti, questa è un fola che possiamo lasciare volentieri ai passatisti (ce ne sono tra i boomers, ma anche tra gli X, gli Y e i Z…); non assopisce il nostro sforzo mentale, semmai lo acuisce e lo affina, perché ti fa salire di livello oltre la mera conoscenza documentale .
Quanto alle nuove generazioni, vorrei ricordarti cosa diceva una mia professoressa di storia al liceo classico (!): “non mi importa se hai sbagliato una data, mi importa se hai capito l’importanza storica di quell’avvenimento, la data verrà di conseguenza”. E questo, non sarà mai A.I a imporlo; potrà farlo un professore in grado di “educare” gli studenti al pensiero critico, al ragionamento sui dati, magari su un ampio e ricco ventaglio di dati. Lasceremo che sia ChatGPT ad informarci, a selezionare ciò che ci serve; ma non sarà mai in grado di dirci cosa dovremo fare, cosa dovremo scegliere, quale giudizio dare, quale “etica” seguire.
Il problema è che ancora oggi la Scuola non è sufficientemente votata ad allargarsi oltre le carreggiate del dato nozionistico, a fare il salto di qualità verso una dimensione veramente “formativa”; e non solo la scuola, ma anche i suoi utenti, soprattutto la famiglia, con cui un tempo era stato stipulato un patto educativo che oggi traballa alquanto.
I giovani sono assenti, ritualistici, chiusi in un loro mondo autoreferenziale e impoverito? “Tendono ad alienarsi in una propria realtà riducendo drasticamente i segnali non verbali come il tono di voce e il linguaggio del corpo.”? Mi sembra che lo siano anche gli adulti, anche coloro che dovrebbero essere gli “educatori”, quelli che dovrebbero insegnare ai giovani a pensare. Perché così il loro lavoro diventa più facile: ci sono insegnanti che all’idea di abolire i voti si sentono persi, ma forse sono quelli che preferiscono che i giovani sappiano le date piuttosto che capire l’importanza di un evento storico.
O forse sono disinformati su cosa può fare o non fare A.I., e su chi o cosa è in grado di metterla in moto e come. A.I., e quindi ChapGPT, è come un coltello, è uno strumento costruito dall’Essere Umano per l’Essere Umano. Si può usare per affettare ottimo prosciutto, o per vendicarsi di Compare Alfio. E siamo noi a decidere, non il coltello.






















