Boom di iscrizioni nei licei di Viterbo, per la Provincia il rompicapo degli spazi. In calo gli istituti tecnici
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Tutti pazzi per i licei. Nella Tuscia e in modo particolare nel suo capoluogo è così. In calo gli istituti tecnici. Il boom cambia la geografia scolastica sul territorio e serve a Palazzo Gentili il rompicapo di trovare gli spazi adeguati all'interno di edifici già pieni.

Tutti pazzi per i licei. Nella Tuscia e in modo particolare nel suo capoluogo è così. In calo gli istituti tecnici. Il boom cambia la geografia scolastica sul territorio e serve a Palazzo Gentili il rompicapo di trovare gli spazi adeguati all’interno di edifici già pieni.

A Palazzo Gentili infatti fa ancora capo la delega dell’edilizia scolastica, rimasta anche nel post legge Delrio. Le scelte scolastiche dei giovanissimi hanno quindi ricadute sul piano spiccio della logistica. In soldoni c’è da affrontare la questione del numero delle classi e della tenuta, in termini di spazio,  degli edifici storici che ospitano i licei. Problematica seria che sta solleticando dalle parti di Palazzo Gentili l’idea di immaginare qualche scelta coraggiosa sul fronte dell’edilizia scolastica. Della serie dismissione del vecchio e acquisto di realtà più adeguate ai tempi che corrono. 

A spingere in questa direzione i numeri. La questione è lampante soprattutto a Viterbo, mentre
appare più mitigata nel resto del territorio. La crescita forte e costante dei licei è accompagnata da
una contrazione di iscritti negli istituti tecnici.

La parte del leone spetta al liceo classico e linguistico Mariano Buratti. L’anno scolastico in corso
registra 1310 studenti. Stando alle preiscrizioni per il 2018/19 arriverà a 1350, aumentando di due
classi. Una crescita importante se si fanno con attenzione i conti. In pratica vuol dire che i nuovi
iscritti compenseranno le uscite degli attuali quinti e andranno oltre di una quarantina di unità. Al
Santa Rosa, liceo delle scienze sociali, prevista la crescita di un’ulteriore classe. Qui la popolazione
scolastica passerà dalle attuali 900 unità a 920 iscritti. Aumenterà nel prossimo anno di due classi
anche il già “popoloso” Ruffini: dagli attuali 1160 studenti si passerà a 1200.

Qui a tirare il carro della crescita è determinante l’indirizzo sportivo. E mentre i licei godono del
gradimento dei giovani studenti i tecnici perdono quota. Il trend arriva da lontano. Per fare un
esempio ecco i numeri dell’Itis: nel 2013 40 classi, nel 2014 38, nel 2015 e 2016 37, nel 2017 36,
nel 2018 36. La popolazione complessiva dell’Alessandro Volta è oggi di 754 unità, compreso
Geometri. Siamo quasi alla metà del liceo Buratti che al contrario totalizza questa crescita
strutturata: nel 2013 49 classi, nel 2014 51, nel 2015 52, nel 2016 53, nel 2017 54 e nel 2018 55. Di
fatto cresce di sei classi in cinque anni. Dal 2013 a oggi il Ruffini è cresciuto di 12 classi, passando
dalle originali 37 a ben 49. Anche il Santa Rosa è cresciuto, sempre dal 2013 al 2017, di ben 6
classi.

Per l’anno scolastico che verrà si tenterà di tamponare con alcuni spostamenti di aule e un po’ di tramezzi da aggiungere, per recuperare spazi da trasformare in aule. Ma facendo una proiezione sul futuro diventa difficile immaginare che l’attuale situazione possa reggere a lungo.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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