
“La politica ci ha lasciato soli”, firmato Stefano Bonori. L’ultimo presidente di Talete, dimessosi la scorsa settimana insieme al consigliere del cda Cinzia Marzoli, convoca una conferenza stampa per raccontare il proprio cammino all’interno della società che gestisce il servizio idrico della Tuscia.
Talete spa, 28 milioni di bollettazione all’anno, 153 dipendenti, società di diritto privato con i sindaci dell’Ato 1 a fare da soci. Negli ultimi 10 anni la storia dell’acqua in provincia di Viterbo è passata per questa realtà, nel bene e nel male. Il futuro? In bilico, anche se pare esserci un disegno che sussurra una parola magica: “deve arrivare un’altra società privata”.
Bonori esce. Lo fa a testa alta. Blinda la conferenza stampa, dice tutto quello che ha da dire ma non risponde a domande. E tra quello che dice ci sono dei passaggi parecchio interessanti.
La partita giocata da Bonori su Talete
Ci ha creduto quello che fino a ieri era il presidente. Alla fine è rimasto col cerino in mano e ha deciso di andarsene. Il ruolo dei convitati di pietra al tavolo del destino di Talete l’hanno giocato i sindaci, che ancora non hanno approvato il bilancio 2014 della società. Quello che certifica 4 milioni e 300mila euro di passivo. “Ero consapevole che Talete non navigasse in buone acque. La mia linea sin da subito è stata quella di prendere coscienza del problema e fare una scelta”, rompe così il ghiaccio.
E’ lo stesso uomo che nel 2003, al momento della costituzione della società, votò contro (all’epoca indossava la fascia tricolore di sindaco di Bomarzo) un cda a 11. Fu l’unico e ci tiene a rimarcarlo. Perché? Per dare cognizione delle sue idee: da sempre ha pensato a una società efficace ed efficiente, niente carrozzoni insomma. Quando nell’agosto 2014 arriva alla guida di Talete cerca di pensare come un manager. E di fatto ci riesce. Fa la prima cosa sensata: scatta una fotografia reale su Talete. Mette nero su bianco lo stato dei conti. Poi sviluppa il Parca, il piano di rilancio. Che tiene conto della situazione ma anche delle potenzialità.
I sindaci però non lo seguono. Magari a parole sì, ma nei fatti no. “Fornisco un dato – precisa Bonori – su 51 comuni entrati in Talete solo 10 hanno ritirato nella sede della società il bilancio”. Il fu presidente non commenta, snocciola numeri e dati di fatto. Il bilancio non è stato ancora approvato e toglie il disturbo, reputa inutile continuare.
Le responsabilità
Che sulla situazione in cui versa Talete ci siano responsabilità e lapalissiano. Bonori però tiene a tutelare la sua immagine e il suo operato e la trasparenza è l’unico modo possibile. Forse per questo la parola “trasparenza” è la più gettonata in tutto l’incontro con i giornalisti. “Ognuno ha le sue responsabilità, non mi sottraggo alle mie – precisa -. Se qualcuno vuole fare azioni di responsabilità verso questo cda ben venga. Ho una copertura assicurativa ma soprattutto la consapevolezza di aver lavorato in maniera corretta e trasparente”.
E c’è un passaggio molto interessante dell’intervento fiume: “Manderò il mio lavoro alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti. Se qualcuno magari pensa di poter fare le cose diversamente, con un bilancio che non rispecchia il reale, lo faccia da sé. Zingaretti chiese di avere i conti veri di Talete, ora li ha. Abbiamo lavorato con serietà in questi mesi e il falso in bilancio non l’ho mai fatto né lo farò mai”.
Possibile ripianare i debiti senza tirare fuori un euro per molti comuni
Bonori traccia anche una rotta che i soci, ossia i comuni, possono seguire per ripianare i debiti di Talete senza tirare fuori un euro dalle casse comunali. Almeno possono farlo gli ex Sit. Poi entra nei tecnicismi del procedimento. La cosa importante è che esiste e che l’ha già spiegato ai sindaci. “Hanno in mano strumenti legali e legittimi per intervenire, il rilancio di Talete è quindi tecnicamente possibile”, puntualizza l’ex presidente.
Il rammarico di Bonori
“Il rammarico più grosso è che spesso si parla di buona amministrazione, di buona politica. Poi c’è pure chi ci mette la faccia come me. Forse Talete scotta così tanto che per la politica è meglio lasciare soli Bonori, Mezzetti e Marzoli. Hanno lasciato solo anche il consigliere Fedele”.

















