

VITERBO – La Santa Rosa “mania” tocca una nuova vetta. Nell’edizione 2026 del Trasporto una signora si è messa in fila alle ore 23 e 38 minuti della sera prima per avere un posto in prima fila con affaccio da piazza del Comune. No tribuna, no poltrona, più popolarmente una sedia ma è pur sempre il top di gamma offerto dalla città sulla sua manifestazione più importante. Tra l’altro a un prezzo di tutto rispetto 32 euro tonde tonde a posto, né un centesimo più né un centesimo meno.
Non si era ancora fatto giorno quando noi de La Fune – Il Giornale dei Viterbesi siamo andati tra i viterbesi appunto. A immergersi dentro quello che in qualche modo è diventato un rito: l’acquisto dei biglietti. Unica postazione possibile piazza del Comune, ticket riservati ai residenti 200. Usciamo di casa poco prima delle 4. Dalla nostra abbiamo la forza della matematica: essendo possibile acquistare per ogni persona un massimo di 4 tagliandi la scommessa che facciamo è che per le 4 non ci siano più di 50 persone davanti a noi. E in effetti al nostro arrivo, il tempo di scendere a piedi dai Cappuccini, conquistiamo un bel numero 18. “Un piazzamento di tutto rispetto”, pensiamo. Un numero magico, consegnatoci da un bonario signore che ha organizzato la fila con un numero professionalmente stampato. Ebbene sì, l’edizione 2026 ha regalato anche il superamento del classico numero “mantieni ordine” autogestito che solitamente è sempre stato scritto a mano su fogli rimediati.
Quindi neanche siamo arrivati che ci è toccato registrare due novità. La prima arrivata addirittura prima della mezzanotte, fatto mai accaduto in precedenza. E il biglietto a penna superato da un più professionale numero a stampa. Quel che manca della notte procede sereno. I presenti parlano tra loro e si scambiano consigli su cose assortite. Si va da “come allevare tartarughe” a “come trattare con le orchidee in casa”. Zero politica, zero insulti o dicerie sugli amministratori di turno e forse anche questo per la prima volta polemiche zero su come è gestito il servizio.
Neanche alle sette il “patron di Archeores”, al secolo Francesco Aliperti, società incaricata della vendita dei biglietti è arrivato ed è stato accolto come il Messia dai presenti. Tutti intorno. Non ha tuttavia distribuito né pani né pesci ma più banali “numeretti ufficiali”, rigorosamente uno per ogni ticket da acquistare. A quel punto è scattato l’imperativo categorico, a proposito di Kant, del “tutti a fare colazione”. Gruppetti, solitari, i “temerari della notte del biglietto” si sono sparsi per il centro alla caccia del proprio cappuccino preferito. Anche questo “fa centro storico”. Alle 8 in punto la solita dipendente di Archeoares, bravissima educatissima e soprattutto rapidissima nell’emissione dei tagliandi, ha messo in quadro le cose. Dati “gli ordini” di scuderia tutti hanno aspettato il proprio turno comodamente seduti nel giardino del Comune. C’è chi ha pensato: “bisognerebbe organizzare una vendita di biglietti per il Trasporto ogni giorno”. Certo per il pil dentro le mura sarebbe una manna dal cielo.
Ognuno ha preso i propri biglietti tra un sorriso e una chiacchiera. Tra l’altro tutti contenti di riscontrare come i ticket migliori, quelli che permettono di vedere la Macchina scendere da via Cavour, questa volta siano stati riservati proprio a quei temerari che rinunciano a dormire una notte all’anno per vivere un tre settembre in prima fila.





















