
Anche la 29esima edizione di San Pellegrino in Fiore se ne è andata. Successo o no? Difficile dirlo. Se il termometro di misurazione è quello della gente venuta a vedere possiamo sostenere che è stato un successo. Se invece l’asticella di mercurio da guardare è il numero di turisti veri, quelli venuti da fuori provincia, il giudizio cambia. Se utilizziamo il metro della capacità di bucare i media, fuori da Viterbo, abbiamo una sfaccettatura ancora diversa. Se il parametro è quello che questa edizione ha lasciato in termini di rinnovamento e di idee sulla città viene fuori ancora un’ulteriore valutazione. Insomma è tanto difficile tirare fuori un giudizio vero, anche perché dipende molto da che punto guardi le cose. E proprio su San Pellegrino in Fiore, ci siamo accorti, esistono diverse posizioni. Talmente tante e variegate che ci è piaciuta l’idea di buttare giù un “bestiario”. Ossia un qualcosa che classifica le varie specie. Eccolo, e tu a che tipologia appartieni?
Gli abitudinari. Per loro San Pellegrino in Fiore non è San Pellegrino in Fiore se non è sempre uguale. Fiori sulle fontane, fiori sulle scaletti, ad adornare i profferli, fiori nelle piazze. “Se non ci sono i fiori che San Pellegrino in Fiore è? Lo dice anche il nome”, è il loro mantra. Tanto che nella loro classifica la piazza peggiore è stata San Carluccio. “Tutte robe secche, che mi rappresentano?”, hanno commentato. Per questa specie il top si è toccato a piazza San Pellegrino, così rassicurante da trent’anni. O qualcosa di simile.
Gli snob. “San Pellegrino in Fiore? Roba da provinciali, meglio il Festival dell’Oriente alla Fiera di Roma” è il commento buono per l’edizione 2015. “Quella roba che fanno a Viterbo è un trito e triste mercato”, il motto della categoria. E per questo ogni anno se la danno a gambe e vanno in trasferta altrove. Al limite, se proprio sono costretti, perché in bolletta, a rimanere in città attraversano rapidi il tratto di strada che li separa dal bar che frequentano e si limitano a buttare l’occhio su quello che c’è a portata di aperitivo.
I futuristi. Per questa tipologia l’unica cosa degna di nota è stata piazza San Carluccio. Qui hanno trovato “l’idea”, quella di un’artista. Brava o meno poco importa, l’importante è che in quel luogo si sia materializzata un’idea. Per loro San Pellegrino in Fiore non funziona perché non osa, perché non sfida la convenzione, perché non ha slancio verso il futuro e il mondo. Alla vista dei mille colori di piazza San Lorenzo e piazza San Pellegrino sono andati in depressione e scuotendo la testa sono andati a casa per fare le valige. Motto: “Viterbo non crescerà mai e non avrà mai un futuro”.
I politicizzati. Per loro San Pellegrino in Fiore non è una cosa a sé ma una roba che è fatta dall’amministrazione (anche se in realtà a curarla è l’ente autonomo). Quelli di destra colgono l’occasione per criticare se l’amministrazione in carica è di centrosinistra e viceversa. Sono attendibili come uno schizofrenico. Il motto dell’edizione 2015 per quelli di destra: “E’ stata l’edizione più brutta, ecco come spendono i nostri soldi”. Il motto per quelli di centrosinistra: “Un’edizione dignitosa, considerando i pochi soldi a disposizione”.
I visionari. Appartiene alla categoria il sindaco Leonardo Michelini. Ha parlato di un nuovo asse per l’edizione 2015 che da piazza del Teatro sarebbe andato fino al quartiere medioevale. Ha parlato di una tappa nuova a piazza delle Erbe. Peccato sia stato l’unico a rendersene conto. Motto: “Buttiamola là, magari non se ne accorgono”.
I crociati. Sono quelli che si scagliano contro ogni tipo di critica. Per loro San Pellegrino è figlio del lavoro e quindi dire qualcosa di critico non è accettabile. Motto: “O vi appecoronate o morte”.
I depressi. Vivono questo tipo di manifestazione con spirito alla Sandra Mondaini: “Che barba, che noia”. Nonostante i fiori continuano a vedere Viterbo come una città grigia. Sognano di andare via, ma si fermano sull’uscio. Motto interrogativo: “Se ce ne andiamo poi chi si lamenta che qui non succede mai nulla?”.
Gli entusiasti sempre e comunque. L’edizione 2015 si è aperta giovedì pomeriggio alle 15 e loro erano già lì tra le bancarelle a comprare piantine grasse e altro. Li potevi vedere passeggiare col sorriso stampato in faccia, a mo’ di paresi. Motto rivolto agli amici incontrati lungo il percorso: “Non puoi capire che cosa fantastica che ti sei perso. C’era un gruppo in costume che ha fatto uno spettacolo straordinario”. La risposta non detta dall’amico di turno: “L’ho già visti cento volte, sono sempre loro. Credo che ci inseguano per darci il tormento”.

















