
Caffeina 2015 è ormai alle spalle. L’edizione ha funzionato secondo i suoi standard classici. Non ci sembra di poter registrare né un picco né una calata rispetto alla altre edizioni. Anchese abbiamo registrato uno spostamento dell’asse del festival che progressivamente ha allentato la propria presenza sull’area di San Pellegrino in Fiore a vantaggio della zona duomo-piazza del Gesù-piazza del Comune. E come in tutte le cose d’importanza e che sanno definire un’identità si registra una nuvola variegata di posizioni e pareri. Per questo abbiamo compilato il bestiario di Caffeina.
I seguaci
Per loro Caffeina è una sorta di rito di “acculturazione” che Viterbo ha la fortuna di vivere. E li vedi che davvero si caricano, diventano euforici. Insomma incarnano perfettamente la nozione che di Caffeina è possibile trovare nei primi programmi stampati. Li riconosci perché conoscono il programma a memoria, giorno per giorno ed evento per evento. Li puoi trovare alle librerie del festival a fare spesa e guardano un po’ dall’alto in basso la “marmaglia” passeggiante che invece preferisce trascinarsi di “bivacco in bivacco”. Sognano di fare i volontari ma a parole, intervengono sui poco utili dibattiti facebook pro o contro il festival con forza e i più fidelizzati vanno dallo psicologo perché hanno spesso un sogno ricorrente: il tatuaggio di Rossi e Baffo sul polpaccio sinistro.
Gli snob
Questo gruppo ritiene che Caffeina sia una roba commerciale, a partire dal nome che fa tanto multinazionale Illy. “Meglio il caffè della Peppina”, si ripetono. Più glocal ed ecosostenibile. Per loro è inconcepibile vedere tanta gente che durante l’anno non legge neanche le bollette fare lo struscio tra una presentazione di un libro e l’altra.
I futuristi
Caffeina un po’ futurista lo è. Probabilmente plasmata in questo da quell’istrione etrusco che è Filippo Rossi. A loro piacciono tanto le trovate più bizzarre del festival e quest’anno hanno gradito da morire il calcinculo di piazza fontana grande. So’ gusti.
I politicizzati (lato A)
Sono quelli favorevoli al festival per partito preso. Quelli che hanno votato Viva Viterbo alle ultime comunali perché pensavano di poter trasformare il Comune in un concentrato di Caffeina 365 giorni all’anno. Per loro Rossi è Dio e non sbaglia mai, neanche quando sbaglia. Gli piace tanto quando il leader dà le pappine ai viterbesi. La leggenda vuole che ognuno di loro abbia applaudito a ogni sguardo di schifo di Rossi per ogni viterbese che non ha sostenuto il festival con un euro. Per questi quello che non è Caffeina non è cultura.
I politicizzati (lato B)
Per loro Caffeina deve morire, è il demonio e il male assoluto. Una festival politico da combattere e i libri venduti sono di regime. Vorrebbero Rossi crocefisso in sala mensa e preferirebbero che anziché Caffeina quei dieci giorni d’estate in cui va in scena il festival andasse invece in onda il deserto dei Tartari. Per loro il concertino dello sconosciuto artista cingalese è cultura ma Caffeina no.
I passivi
Sono quelli che in questi giorni si sono guardati intorno senza capire troppo cosa stesse accadendo. Alla richiesta di un euro da parte dei volontari hanno fatto spallucce e girato verso Corso Italia.
I mitomani
Tutti quelli che sono usciti di casa nella speranza di potersi fare un selfie col personaggio di turno. Per loro Caffeina è collezione di foto e autografi, meglio su un pezzo di carta che su un libro. Di soprammobili in casa ne hanno già abbastanza.
I cerchiobottisti
Non hanno una posizione netta, per loro Caffeina è luci e ombre. Un po’ mercato e un po’ energizzante culturale. Dovrebbe esserci ma non troppo e in fondo gli eventi sono belli ma anche troppo, tanto che non sai mai cosa scegliere.


















