Berta e Lucky "seminano il panico" sul raccordino. I due cagnolini restituiti alla proprietaria





Decine le telefonate arrivate al numero di emergenza 112 da automobilisti preoccupati per la salute dei due animali e del rischio che si potesse verificare qualche incidente per la loro presenza.
VITERBO – Due cagnolini bianchi, scapati dalla loro casa, hanno iniziato a scorrazzare sul raccordino all’altezza del quartiere Santa Barbara. Decine le telefonate arrivate al numero di emergenza 112 da automobilisti preoccupati per la salute dei due animali e del rischio che si potesse verificare qualche incidente per la loro presenza.
Sul posto sono quindi arrivati agenti della polizia di stato e anche della polizia locale. Le forze dell’ordine hanno provveduto a recuperare i cani e attraverso i chip sono risaliti alla proprietaria. Così è stato possibile anche conoscere il nome: Berta e Lucky; dei due cagnolini.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
























