Bengasi Battisti scrive a Virginia Raggi: “Acea non diventi strumento di privatizzazione dell’acqua”
Battisti
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L’ex sindaco di Corchiano Bengasi Battisti rivolge un appello al nuovo sindaco di Roma per evitare che Acea che “possa diventare lo strumento di privatizzazione e di mercificazione dell’acqua”.

L’ex sindaco di Corchiano Bengasi Battisti rivolge un appello al nuovo sindaco di Roma per evitare che Acea che “possa diventare lo strumento di privatizzazione e di mercificazione dell’acqua”.

Il bando per la ricerca del partner privato di Talete “di fatto – scrive Battisti – inizia il percorso per una completa privatizzazione dell’acqua pubblica nel Viterbese. Il Presidente della Talete, attraverso la vendita delle quote di Talete a privati – aggiunge – sottrae definitivamente alla gestione pubblica l’acqua della Tuscia impedendo l’applicazione della volontà popolare espressa con i referendum. Con l’ingresso di privati nella società Talete si avvia un modello che bloccherà l’introduzione di una vera gestione di diritto pubblico eliminando gli indispensabili processi di partecipazione dei Cittadini e dei Consigli comunali.

È una definitiva cessione del bene acqua al profitto che tradisce la volontà popolare espressa con i referendum e mercifica un indispensabile bene comune. Il processo di privatizzazione iniziato dalla Talete spa, con il bando per la ricerca della partnership, trasformerà la nostra acqua in merce su cui poter lucrare limitando fortemente l’accesso dei Cittadini a uno dei fondamentali diritti dell’uomo.

Un appello ai Sindaci del Viterbese affinché fermino questo processo di svendita che renderà definitivamente impossibile il consorzio di gestione e chiuderà a ogni possibilità di controllo e partecipazione delle Comunità.

Un forte appello, anche, alla Sindaca di Roma, quale socio di maggioranza dell’Acea, affinché si adoperi per verificare la eventuale volontà di partnership dell’azienda romana evitando che possa diventare lo strumento di privatizzazione e di mercificazione dell’acqua. Solo attraverso forme di resistenza locale riusciremo a arginare l’arroganza di un potere che travolge democrazia e diritti strappando ai Cittadini anche quei beni comuni indispensabili per la vita di ogni essere vivente.

Dai Governi locali può affermarsi una nuova alleanza che garantisca tutela e restituzione dei beni comuni e che argini quella insopportabile protervia del Governo Nazionale e Regionale che legiferano in contrasto con gli interessi delle Comunità e contro le volontà chiaramente espresse dal popolo Italiano”.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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