Benemerenza civica al magistrato Di Matteo: 5 Stelle: "Michelini e Pd vengano allo scoperto"
di matteo
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Benemerenza civica al magistrato Nino Di Matteo, i Cinque Stelle incalzano il sindaco Leonardo Michelini e la sua maggioranza.

Benemerenza civica al magistrato Nino Di Matteo, i Cinque Stelle incalzano il sindaco Leonardo Michelini e la sua maggioranza.

“Qualche giorno fa in Consiglio Comunale si è deciso di dare una benemerenza civica al calciatore Leonardo Bonucci.
Il nostro portavoce ha votato favorevolmente, convinto che se un cittadino può rappresentare un esempio per altri cittadini sia giusto e onorevole che una amministrazione gli renda merito – scrivono i pentastellati -.

Il M5S non può però che biasimare la decisione del sindaco Michelini, del suo gruppo e dei rappresentanti del Pd di non rispettare tali presupposti votando contro, lo stesso giorno, la nostra richiesta di discutere la concessione di un analogo riconoscimento a un altro cittadino che pure sarebbe invece assolutamente degno di ricevere la stessa attenzione.

Ci riferiamo ovviamente al magistrato antimafia Nino Di Matteo, una persona, un servitore dello stato, che ha fatto della lotta alla mafia una ragione di vita e che paga le conseguenze della propria coraggiosa scelta vivendo sotto scorta e in continua tensione per sé e la propria famiglia pur di portare avanti la “nostra” lotta alla criminalità.

Un magistrato più volte minacciato di morte e a cui una città come Viterbo, attraverso i propri rappresentanti in Comune, potrebbe finalmente rendere onore con la attribuzione della cittadinanza onoraria.

Un gesto semplice, ma che significherebbe molto in termini di supporto morale verso il magistrato dimostrando che Viterbo non intende lasciarlo “solo”.

Eppure lei sindaco e la sua maggioranza da ben due anni impedite che questo riconoscimento venga concesso e, in un consiglio convocato, diciamocelo e diciamolo ai cittadini, solo per poter discutere della benemerenza di Bonucci, avete detto no alla nostra richiesta dando l’impressione che a voi e al Pd poco importi o addirittura che siate contrari.

Essere contrari alla cittadinanza al magistrato Di Matteo è un vostro diritto, ma quello che ci sconcerta è il metodo con cui, forse per evitare brutte figure, impedite la discussione della nostra mozione adducendo ipocrite scuse e giustificazioni varie, rimandandola da tempo.

Ed allora signor sindaco di Viterbo la domanda che le rivolgiamo è semplice: lei rappresenta la città e la maggioranza, a lei quindi chiediamo formalmente se sia sua intenzione far discutere la proposta di cittadinanza onoraria al magistrato antimafia Di Matteo oppure no.

Il nostro portavoce riproporrà di anticipare il punto n.40 al prossimo consiglio comunale e dall’esito della votazione noi e i cittadini avremo la dimostrazione del suo pensiero e di quello del Pd.

Nel caso in cui questa fosse negativa riteniamo sia più onorevole ritirare la nostra mozione perché accettare di tenerla ancora in attesa, come avviene ormai da anni, sarebbe vergognoso e soprattutto irrispettoso nei confronti di un cittadino a cui invece vorremmo riconoscere solo tutto il nostro rispetto ed ammirazione.

Ci pensi signor sindaco perché il segnale che dareste alla città è che un magistrato, un uomo dello Stato che difende il proprio paese contro la mafia non sia degno dello stesso riconoscimento e che Viterbo non vuole fargli sentire il proprio sostegno”.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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