Bellezze di Tuscia- Viaggio tra le fontane viterbesi
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800 Monastero
La “Fontana al Paracadutista d’Italia” è una fontana contemporanea, lontana dallo stile dello stile classico delle fontane viterbesi. Inaugurata nel 1966, è stata ideata da un ingegnere, disegnatore e militare, Paolo Caccia Dominioni, illustre artista le cui opere sono sparse nei più bei borghi d’Italia.

Piazza dei Caduti, o meglio, Piazza del Sacrario. Tutti i viterbesi la chiamano così, per affetto, per familiarità, per vicinanza.

Proviamo a pensare a quante volte durante la settimana, passiamo per quella piazza e quante volte, con la testa tra le nuvole, non facciamo caso alla fontana che svetta lì sotto i pini, quasi al centro della grande piazza.

La “Fontana al Paracadutista d’Italia” è una fontana contemporanea, lontana dallo stile dello stile classico delle fontane viterbesi. Inaugurata nel 1966, è stata ideata da un ingegnere, disegnatore e militare, Paolo Caccia Dominioni, illustre artista le cui opere sono sparse nei più bei borghi d’Italia.

Premiato con la medaglia d’oro al merito dell’Esercito Italiano dal Presidente della Repubblica negli anni 2000, Paolo Caccia Dominioni dona alla città di Viterbo, la bella fontana contemporanea in collaborazione con un altro celebre scultore, Vittorio di Colbertaldo.

La fontana accoglie sui propri gradini molti visitatori, turisti, ma anche cittadini che cercano refrigerio, soprattutto d’estate, sotto i bei pini secolari di Piazza del Sacrario, ma proprio per questo ha avuto bisogno, diverse volte, di interventi di manutenzione soprattutto per la pulizia della grande vasca e del bordo di peperino che la circonda.

Sono intervenuti diverse volte per questi scopi, i paracadutisti della sezione di Viterbo che armati di attrezzatura e una bella dose di passione per la città, hanno ripulito la fontana e l’hanno riportata all’originario splendore.

La grande ala al centro della fontana di Piazza del Sacrario è un po’ come un punto di riferimento per ogni viterbese: ci si da lì appuntamento con la comitiva d’amici, ci si ferma a mangiare un gelato seduti sui suoi gradini e si aspettano i fuochi la sera del tre Settembre dopo il trasporto della Macchina di Santa Rosa.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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