Bellezze di Tuscia- Viaggio tra le fontane viterbesi
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Piazza Fontana Grande. E’ un nome evocativo, chi lo legge sulle guide o lo trova scritto sulle mappe già sa cosa si troverà davanti.

Piazza Fontana Grande. E’ un nome evocativo, chi lo legge sulle guide o lo trova scritto sulle mappe già sa cosa si troverà davanti.

La storia della Fontana di Fontana Grande chiamata anche Fontana del Sepale, parte da lontano, alcuni storici la datano intorno al 1200, ma c’è chi pensa che sia molto più antica. La base a croce greca è rialzata rispetto alla strada, la proteggono diversi gradoni.

La caratteristica della fontana che è considerata una tra le più belle della città, è la mescolanza di stili architettonici: dal romanico al gotico soprattutto nelle decorazioni, rendono il tutto un perfetto connubio di storia ed arte. Questa contaminazione di stili diversi e, spesso lontani tra loro, è dovuta all’azione dei diversi interventi avvenuti nel tempo, ma non risulta dannoso per la fontana, il risultato è un progetto di raffinata bellezza. Gotica negli ornamenti, nello slancio costruttivo e nella cuspide terminale, ma romanica nella struttura.

Interessante è il fatto che l’acqua, che alimenta la fonte, proviene ancora oggi, come allora, da un acquedotto romano scavato sottoterra, esistente al di là del Convento di santa Maria Gradi. 

Fontana Grande fu tanto celebrata, valse a Viterbo la fama di città dalle belle fontane, la ricordano questi pochi versi cantati dal popolo in occasioni di varie feste della città:

«E sete la più bella mentovata
più che non è di Maggio rosa o fiore
più che non è d’Orvieto la facciata
o di Viterbo la fonte maggiore».

 

Fontana Grande accompagna le nostre giornate, si staglia fiera in un punto che i viterbesi attraversano almeno una volta al giorno, è la compagna di viaggio silenziosa che però guarda attenta quello che succede intorno. Come altre fontane viterbesi, è la comoda poltrona di molti ragazzi e non la gloriosa sera del 3 Settembre per aspettare il passaggio di Rosina e del suo campanile.

 

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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