Bellezze di Tuscia- Viaggio nei palazzi storici della città
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VITERBO- Lasciamo le strade, le fontane, i vicoli. Varchiamo le soglie dei palazzi storici più importanti della città, quelli che ci accompagnano durante le nostre giornate, quelli che hanno cambiato destinazione d'uso ma mantengono un'alone di mistero e soprattutto antica bellezza

VITERBO – Lasciamo le strade, le fontane, i vicoli. Varchiamo le soglie dei palazzi storici più importanti della città, quelli che ci accompagnano durante le nostre giornate, quelli che hanno cambiato destinazione d’uso ma mantengono un’alone di mistero e soprattutto antica bellezza.

In ogni palazzo signorile che si rispetti, di qualunque epoca sia, c’è sempre qualcuno che ci accoglie, una presenza, un personaggio noto, un simbolo. Nei palazzi storici viterbesi è sempre lì austero, il Leone simbolo della città. Cominciamo da qui e, nelle prossime settimane, facciamoci accompagnare da lui nelle belle stanze dei tesori di casa nostra.

Il Leone viterbese, cuore dello stemma araldico della città, accompagna cittadini e visitatori, segna gli angoli della città e aiuta a volgere lo sguardo verso i punti più belli.  Lo stemma della Città dei Papi è costituito da uno scudo sannitico azzurro dove è raffigurata una palma a cui è sovrapposto un leone verso sinistra coronato d’oro. Il Leone tiene, con la zampa anteriore destra, uno stendardo rosso con una croce d’argento in ogni quarto della quale vi sono quattro chiavi dello stesso smalto; l’asta dello stendardo, di colore verde, è sormontata da un’aquila bicipite d’oro.

Il Leone è collegato alla leggenda della città etrusca Surina,antico nome di Viterbo, alle sorgenti termali dove le antiche popolazioni assistevano alla manifestazione del Dio degli Inferi Suri. La simbologia del leone era connessa al mito del dio Ercole che si vestiva delle spoglie leonine e anch’esso legato alle acque calde termali. 

Il nostro esclusivo “portiere” della città ci accompagnerà alla scoperta degli angoli più belli, quelli più nascosti e più segreti.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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