Battisti: "Sono indignato, mi dimetto"
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Bengasi Battisti non ce l'ha fatta a mandare giù la "politica immondizia" che si sta propinando alla gente da Palazzo Gentili. Ha deciso di dimettersi da consigliere provinciale, al termine di una giornata veramente rocambolesca.
Bengasi Battisti

Giornata di terremoti continui in via Saffi. La notizia della molto probabile marcia indietro che il presidente Meroi andrà a ingranare nelle prossime ore fa creato il putiferio. La minoranza si è attivata per far recapitare sulla scrivania del presidente del consiglio Francesco Bigiotti e dello stesso Meroi una mozione di sfiducia verso il presidente. Il testo, sottoscritto da tutti i consiglieri di minoranza, mancava della firma di Bengasi Battisti.

Lo stesso ha inviato ai giornali una nota dove annuncia e spiega la sua decisione di dimettersi, di fronte a tutti questi teatrini.

LA NOTA STAMPA DI BENGASI BATTISTI

“Una istituzione è tale se è luogo di rappresentanza dei territori, è autorevole se rappresenta spazi di partecipazione delle cittadine e dei cittadini, è viva se tutela i beni comuni, è riconoscibile se interpreta i desideri e contribuisce a scrivere un futuro. E’ soprattutto utile se affronta la cura quotidiana della nostra terra e del nostro patrimonio, è produttiva se si occupa di strade, di ambiente, di gestione dei rifiuti e del governo delle acque. E’ umiliata se si riduce a palazzo dove si esercita quotidianamente la sterile e dannosa attività delle affermazioni personali e della ricerca del privilegio.

Le comunità ci hanno eletto per rappresentare i loro bisogni e le loro aspettative, ci chiedono di ascoltare le loro istanze e di recepirle per migliorare i territori che abitano.

Assisto da troppo tempo a continui litigi e conflitti che hanno il solo scopo di occupare spazi di governo con finalità di affermazione del singolo e di inaccettabile indifferenza per le comunità. In questo momento difficile per tante persone trovo intollerabile la zuffa quotidiana sul numero di assessorati.

Voglio associarmi al grido di indignazione di tante persone rassegnando le mie dimissioni da consigliere provinciale. Il mio gesto non è una fuga, ma, al momento, l’unico modo per rispettare i miei elettori”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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