
BASSANO ROMANO – Se pensate che la storia sia roba da museo, noiosa e un po’ impolverata, evidentemente non siete mai stati a Bassano Romano durante i Mercatini del ‘600. Dal 4 al 6 luglio, questo borgo della Tuscia si trasforma in una macchina del tempo vivente: niente lezioni nozionistiche o visite guidate col tono da audioguida addormentata, ma una tre giorni dove ci si ritrova immersi tra tamburi, nobili in parrucca, artigiani in bottega e, soprattutto, piatti che sanno di epoche passate e godimenti presenti.
Perché sì, il cuore dell’evento è anche il cibo. Le taverne si aprono come fiori tra i vicoli del centro storico, diffondendo nell’aria l’odore delle ricette ispirate al Seicento. C’è chi arrostisce carni su griglie improvvisate, chi impasta dolci come si faceva tre secoli fa, e chi, come un giovane pasticcere del posto, ha studiato ingredienti e fonti storiche per riportare in vita un dessert dell’epoca. Il risultato? Delizie da corte, servite con orgoglio a gente che magari non distingue un Giustiniani da un Barberini, ma che sa riconoscere un dolce ben fatto appena lo addenta.
E proprio i Giustiniani sono i protagonisti storici di questa festa nata nel 1994 da un gruppo di visionari con l’idea di riportare al centro l’anima storica del paese e la straordinaria Villa Giustiniani, all’epoca ancora proprietà degli Odescalchi. La villa, oggi pubblica, è il fulcro della manifestazione: ieri dimora nobiliare, oggi teatro a cielo aperto dove tutto prende vita. Qui parte il corteo storico, con nobili, tamburini, sbandieratori e figuranti che attraversano il borgo in abiti d’epoca, tra gli applausi e le fotografie dei curiosi.
La sera della domenica, l’apice della manifestazione: la rievocazione dell’elevazione del Marchesato di Bassano a Principato, avvenuta nel 1644 per volere di Papa Innocenzo X. Una vera e propria scena teatrale sotto le stelle, dove si giura fedeltà, si ricevono anelli e corone, e il pubblico acclama come fosse davanti alla finale di un talent show in costume.
Intorno, il paese intero si trasforma in un museo vivente. Artigiani che scolpiscono, fabbri che forgiano, maniscalchi che ferrano cavalli (veri), teatranti che raccontano storie e giocolieri che fanno scintille. Tra uno spettacolo di fuoco, una danza barocca e un bicchiere di vino locale, ci si perde in un tempo che non è passato, ma presente. E soprattutto, godibile.


















