BarreFaul: Il freestyle che il mercoledì accende Viterbo. Intervista a Lofo
Lofo
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A Valle Faul il freestyle è diventato rito urbano: ogni mercoledì, microfoni accesi e rime roventi. Lofo guida BarreFaul, il collettivo che trasforma Viterbo in un’arena hip hop a cielo aperto.

VITERBO – Ci sono luoghi che nascono per diventare qualcosa. Altri invece lo diventano per caso. E poi c’è Valle Faul, che una sera qualsiasi ha smesso di essere solo un parcheggio e una scalinata per trasformarsi in un’arena. Niente luci da palcoscenico, nessun biglietto da staccare all’ingresso: solo un cerchio, una base e una voce che scotta come asfalto a luglio.

È lì che ogni mercoledì prende vita BarreFaul, un progetto che sa di cultura, di sfida e di connessione. A guidarlo c’è Lorenzo Fortugno, in arte Lofo, 28 anni e una storia tatuata a colpi di rime improvvisate. Il microfono lo ha preso in mano da adolescente e non l’ha più mollato. Freestyle per lui non è solo tecnica: è identità.

Lo abbiamo incontrato per farci raccontare tutto: com’è nato questo movimento underground nel cuore di Viterbo, chi sono i ragazzi che lo animano e dove vuole arrivare una realtà che, senza sponsor e senza sconti, ogni settimana cresce, perché ha qualcosa da dire.

Chi è Lofo?

“Mi chiamo Lorenzo Fortugno, ma nel cerchio mi chiamano Lofo. Ho 28 anni e faccio freestyle da quando ne avevo 14. L’ho scoperto da ragazzino, in quell’età in cui cerchi qualcosa che ti rappresenti. Ho sempre amato la musica, ma il freestyle per me è diventato una forma di libertà. Zero testi scritti, tutto improvvisato: una sfida continua con te stesso”.

Lofo ha calcato palchi e strade in tutto il centro Italia: da Viterbo a Roma, da Perugia a Grosseto. “Ci siamo fatti un bel giro in questi anni. Ho partecipato a tanti contest, pubblicato brani, fatto radio, Twitch, collaborazioni. Ma quello che mi è sempre mancato era la connessione vera”.

Il DNA di BarreFaul?

“Il nome? Nasce dopo. Facevo contest online, ma mancava qualcosa. L’energia. Il contatto. Allora ho chiamato qualche ragazzo della zona e ci siamo detti: perché non vederci ogni mercoledì? Abbiamo scelto Valle Faul: posto tranquillo, nessuno da disturbare. E da lì, il nome è venuto da solo: facciamo barre, siamo a Valle Faul… BarreFaul. È suonato giusto. Identitario”.

In poco tempo, l’iniziativa si è trasformata in un punto di riferimento per gli appassionati. Non solo freestyle, ma una vera community. “Ogni settimana siamo di più. L’ultima volta eravamo 30, la prossima chissà. Ma anche se fossimo in cinque, lo faremmo lo stesso. Perché il cerchio è casa.”

Niente giudizi, solo rime…

“C’è chi viene con l’ansia, chi ha paura di sbagliare. Una volta un ragazzo mi ha chiesto di non essere ripreso durante la battle per via dell’ansia sociale. L’ho filmato di nascosto e gliel’ho fatto vedere dopo. Non se n’era accorto. Gli ho detto: ‘Vedi che è tutto nella tua testa?’ Questo è quello che succede qui. Si sfondano i blocchi, non solo con le rime.”

Il rituale del mercoledì 

Il format è semplice, come tutto quello che funziona davvero. “Ci troviamo intorno alle 21, mettiamo su qualche beat, si forma il cerchio, ci si scalda. Poi partono le battle, uno contro uno, eliminazione diretta. Quarti, semifinali, finale. A volte ci sono piccoli premi: un cappellino custom, una birra, un gadget. Ma il premio vero è la gloria. E un sacco di storie da raccontare.”

Viterbo …? 

BarreFaul è anche in trasferta. “Andiamo a Roma, all’Ateneo Freestyle, il “muretto” della capitale. Ci conoscono, ci rispettano. Siamo stati a Perugia, Anzio, Grosseto, Latina, Frosinone, Abruzzo. Ovunque ci sia un cerchio, ci infiliamo. L’obiettivo? Crescere. Ma non per vanità. Per visione.”

Un punto di riferimento?

Lofo ha un piano: “Prendo sempre l’esempio di Shekkero, campione nazionale di freestyle, viene da Cassino, un posto più piccolo e meno conosciuto di Viterbo. Eppure grazie a lui, Cassino oggi ospita uno dei contest più importanti d’Italia. Ecco, se lui ce l’ha fatta, perché noi no? Nessuno ci ferma, se non noi stessi.”

Ma serve il sostegno. Della città, del pubblico, e soprattutto degli organizzatori di eventi: “A Viterbo chi organizza ha spesso paura di dare spazio ad altri. Ma se ci dessero una possibilità scoprirebbero che il freestyle intrattiene, coinvolge e attira. E porta gente.”

Cosa diresti a chi vorrebbe buttarsi nel cerchio?

“A chi è curioso ma non ha mai avuto il coraggio di venire: fallo. Nessuno ti giudica, nessuno ti obbliga a salire. Vieni, ascolta, bevi una birra, passa una serata diversa. E magari la settimana dopo sei tu nel cerchio”.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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