
C’è un tesoro di cui nessuno sembra avere consapevolezza ma che potrebbe aiutare molto a raccontare e promuovere Viterbo, anche nell’ottica di una tutta da inventare candidatura del capoluogo della Tuscia a Capitale Italiana della Cultura. Passa per la piccola Montecalvello, frazione abbandonata da decenni a se stessa da chi si è seduto sulla poltrona di Palazzo dei Priori, ma terra di grandissimo valore grazie al fortunato incontro, diventato amore, con Balthus.
Picasso acquistò i suoi quadri e lo considerava l’unico grande pittore del Novecento, a parte se stesso naturalmente. Anche la critica dell’arte internazionale conviene sulla grandezza di Balthus. Negli anni Sessanta il pittore ricopre l’incarico di direttore di Villa Medici a Roma (Accademia di Francia) e in quegli anni conosce, grazie al principe Giovanni del Drago il castello di Montecalvello, che acquista e sistema e trasforma nella sua residenza. Ci vivrà fino al 1977 quando, per motivi di salute, si trasferisce a Rossinière in Svizzera.
E proprio a Montecalvello Balthus dipinge paesaggi, che vede dalla finestra del suo studio all’ultimo piano del castello. Una stanza rimasta come il pittore l’ha lasciata, con le sacche di colore da mescolare. “Ho rappresentato a più riprese il picco di Montecalvello, come potevano farlo certi pittori cinesi, Mi Fu p Huang Gongwag, straordinari paesaggisti della grande epoca Song”, racconta lo stesso Balthus in un libro che è una sorta di testamento (Memorie) raccolto da Alain Vircondelet.
Una scelta, quella della piccola frazione viterbese, maturata dopo avere visitato 80 rovine … “e poi un giorno – racconta il pittore – abbiamo scoperto la vecchia cittadella, appollaiata sulla sua zolla feudale”. E poi continua: “La grandezza altera di Montecalvello conserva, malgrado gli oltraggi del tempo, un’aurea che è il segno di quella aristocrazia cui vorrei aspirasse la nostra epoca”.
Balthus è stato il pittore della bellezza, della contemplazione, una sorta di mistico fortemente animato da un senso religioso della vita e del mondo. Ha vissuto una vita tra i grandi. Dal poeta Rilke, compagno della madre e suo ispiratore, agli scrittori come Saint-Exupery (l’autore del Piccolo Principe) ai pittori come Alberto Giacometti e personalità del calibro di Albert Camus. A fare visita a Balthus, per dialogare con lui, era solito recarsi anche tale Bono degli U2. Balthus è stato l’unico artista ad aver visto, ancora vivente, alcune sue opere inserite nella collezione del Louvre: le tele provenivano dalla collezione privata di Picasso che era stata donata al museo.
Esistono tele che raffigurano i paesaggi di Montecalvello e raccontano al mondo la bellezza dei paesaggi del Viterbese. “Ho ritrovato – racconta Balthus in Memorie – la grazia nei paesaggi attorno a Montecalvello. In quel luogo, tra montagna e vallone, fra i boschi, le terrazze e il fiume che si snoda come un serpente argenteo in mezzo ai campi, tra le fierezza severa del castello e la gentilezza delle case contadine ai suoi piedi, c’è una sorta di quintessenza dell’ordine universale”.
Queste parole, questi quadri, bastano per fare di Montecalvello un posto speciale. Palazzo dei Priori, dopo tanta glaciale e cieca indifferenza, dovrebbe iniziare a capire che tutto questo è un tesoro e che Balthus è un grande della cultura internazionale di cui vantarsi, in qualche modo appropriarsi, da raccontare al mondo per raccontare la bellezza di un territorio vista spesso da occhi forestieri e ignorata da qui è nato e ha avuto anche la faccia tosta di ricoprire cariche pubbliche. La candidatura a Capitale Italiana della Cultura per Viterbo è l’occasione, per l’amministrazione Frontini, di caratterizzarsi come diversa. Per affermare un’intelligenza che in passato è sempre mancata. Da cittadini dobbiamo sperarci.





















