
Si respira aria pesante a Viterbo. Non solo per l’ennesimo fattaccio di cronaca (violenza sessuale di un pakistano ai danni di due ragazzine), ma anche per le possibili conseguenze del voto di domenica scorsa sugli equilibri politici complessivi, a cominciare dall’amministrazione comunale. I conti sono presto fatti: la Lega arriva a toccare il 41%, mentre Fratelli d’Italia supera il 10%. Il che semplicemente significa che i due partiti messi insieme sono maggioranza assoluta in città. Con l’aggiunta di un consistente arretramento di Forza Italia che scende al minimo storico con il 6% circa. Particolare tutt’altro che secondario: si tratta del partito che esprime il sindaco.
Non sembra che i leghisti, capeggiati nella Tuscia dal senatore Umberto Fusco, vogliano forzare troppo la mano. Hanno chiesto una verifica e un riequilibrio della giunta che potrebbe pure trasformarsi in un azzeramento, ma il punto non è tanto questo. Piuttosto, fino a che punto gli alleati a Palazzo dei Priori saranno disposti a cedere pur di tenere unita la coalizione. Uno sguardo ai numeri permette di avere un quadro più preciso della situazione. Un anno fa, i tre maggiori partiti si spartivano equamente 18 consiglieri (6 per gruppo), ai quali si aggiungevano i 2 di Fondazione e naturalmente il sindaco per arrivare a 21 membri di maggioranza. Oggi la situazione è radicalmente cambiata: la Lega è e quota 8, FdI e FI sono scesi a 5 per gruppo. E le sorprese potrebbero non fermarsi visto che l’azzurra Bugiotti sarebbe in procinto di passare alla corte salviniana con il risultato di ampliare ancora di più il solco.
L’attuale rappresentanza in giunta dei leghisti è di un assessore (Contardo che è anche vicesindaco) al quali va aggiunto il presidente del Consiglio comunale (Evangelisti): poco, troppo poco visti gli attuali schieramenti. E’ certo che gli assessori fuschiani saliranno a 3 con il probabilissimo ingresso della capogruppo Ludovica Salcini, come pure appare necessario un riequilibrio delle deleghe. Ma è possibile pure che la Lega reclami un quarto rappresentante, soprattutto se – come detto – il gruppo dovesse ulteriormente ampliarsi. E qui entrerebbe in fibrillazione Fondazione che oggi ha due assessori (Mancini e Barbieri) per altrettanti consiglieri: una sproporzione evidente sin dalla nascita della giunta. Sembra altresì scontato il sacrificio della meteora Francesca Bufalini che arrivò come tecnico di fiducia di Arena, ma chi sarà l’altro o l’altra sacrificata? Non solo, ci sarebbe da sentire però che ne pensano i fratellitaliani, anche loro protagonisti di un significativo risultato elettorale e rappresentati in giunta da Allegrini e Ubertini che cumulano però due deleghe assai pesanti come lavori pubblici e urbanistica, oltre a sport e turismo (De Carolis).
In tutti questi discorsi è sempre più marginale di Forza Italia (oltre il primo cittadino, Micci e Sberna) alla quale lo striminzito 6% raccolto domenica scorsa di sicuro non giova. Il pericolo paventato a mezza bocca da diversi protagonisti è che di fronte alla voce grossa della Lega o ci si adegua o si va alla rottura con conseguente caduta della Giunta e nuove elezioni nelle quali gli azzurri potrebbero restar fuori anche dalla futura coalizione di centrodestra. E non si dimentichino le vicende relative alla Talete, sia l’elezione del nuovo CdA che il blocco dei conti correnti: due episodi che non sono piaciuti per niente agli azionisti maggioritari e che vengono attribuiti a scelte di Arena non condivise con gli alleati.
Insomma, una verifica nella quale si sa come si entra, ma non si ha alcuna idea di come si potrà uscire.


















