Backstage - Tuscia, terra di grandi incompiute
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La Tuscia era, è e molto probabilmente resterà la terra delle grandi promesse e delle altrettanto grandi incompiute. Da tempo immemore si sente parlare di Cassia, Trasversale, terme Inps, ferrovia.... Grandi temi, grandi infrastrutture e grandi prese in giro. La classe politica locale si segnala solo per la sua inconsistenza perché in concreto, da almeno 23 anni, non si è fatto nulla

Da almeno 23 anni, nella Tuscia i “grandi” temi sono inesorabilmente sempre gli stessi: la Trasversale, la Cassia, i collegamenti ferroviari con Roma (e quindi col resto del mondo), la terme Inps… In questo periodo, si sono avvicendate amministrazioni locali d’ogni genere e d’ogni colore: sinistra, destra, centro, liste civiche, bianchi, gialli, azzurri, verdi… Un caleidoscopio di idee e di persone (qualcuna capace, la maggior parte assai meno) unite da un unico denominatore: l’incapacità di affrontare e di risolvere i problemi. E’ una triste, anzi drammatica verità che sarebbe stupido dimenticare o far finta di non conoscere. A Viterbo e nella sua provincia, le grandi questioni legate alle infrastrutture non hanno compiuto sostanziali passi in avanti. Da almeno 23 anni.

Alla Orte – Civitavecchia manca un pezzo non secondario, tanto che ancora oggi bisogna attraversare Monte Romano, compreso il famoso arco, per raggiungere la costa. L’ultimo pezzo che risulta progettato e pure finanziato è bloccato da ricorsi di associazioni che lamentano il mancato rispetto della valle del Mignone (il “Mignottone” avrebbe detto il povero Andrea Arena) che non si capisce bene quali straordinarie bellezze e beni contiene al suo interno, a parte una colonia di falchi pellegrini che – per carità – non vanno disturbati e/o fatti allontanare dal loro habitat naturale…

Nell’anno del Signore 2020 per andare da Viterbo a Roma in treno ci vogliono ancora un paio d’ore circa. Un tempo infinito per percorrere una novantina di chilometri. Nel frattempo la linea ferroviaria è stata raddoppiata dalla capitale a Cesano; e da poco è stato annunciato che il raddoppio arriverà sino a Bracciano. Cioè alle porte della Tuscia che, come al solito, è rimasta esclusa da programmi di sviluppo. Immancabili lamenti e invettive che si sono esauriti nel giro di qualche giorno per poi tornare alla piatta normalità di sempre. Di concreto il solito nulla.

Stesso discorso per la Cassia che è abbastanza funzionale fino a Monterosi per ridiventare il budello curvilineo di cent’anni fa, con l’attraversameno di una serie di centri abitati (Sutri, Capranica, Cura di Vetralla, Vetralla) prima di sfociare a Viterbo… Tutto, insomma, pensato e realizzato in funzione delle esigenze dei romani che, nel corso degli anni, si sono trasferiti nell’hinterland. E i viterbesi? Nisba, come al solito.

Adesso si sente nuovamente parlare degli interventi sulle ex terme Inps. Un mega progetto che prevede un grande albergo pluristellato con tanto di spa e di servizi di primissima qualità. Bello, anzi bellissimo. Peccato che all’orizzonte non ci sia uno straccio di imprenditore italiano o internazionale che davvero abbia voglia di tirar fuori un consistente pacchetto di milioni di euri. Le uniche iniziative degne di queste nome sono state realizzate da privati che hanno investito (e rischiato) capitali propri e spesso senza alcun aiuto dal pubblico. E si potrebbe pure aggiungere che, in certi casi, hanno dovuto superare pure gli ostacoli frapposti a livello locale.

Per un certo periodo, si coltivò il sogno dell’aeroporto, mai concretamente decollato se non a livello di ottime e nobilissime intenzioni. Con l’assurdo di uno stipendio pagato per 5 anni all’assessore comunale all’aeroporto… Che non c’era, non c’è e non ci sarà mai.

Negli ultimi 23 anni, si sono succeduti al Parlamento e in Regione tanti viterbesi di ogni partito e anche per periodi consistenti. Ci sono tracce reali di quella loro presenza nelle cosiddette “stanze dei bottoni”? Meglio evitare una risposta diretta perché, a parte qualche intervento di piccolo cabotaggio, non è rimasto niente se non vitalizi, prebende e ammennicoli vari di natura personale. E per il territorio? Nulla. E l’andazzo continua anche in questi ultimi anni dove pure il ricambio generazionale e di facce è stato quasi totale.

Insomma, la Tuscia era, è e molto probabilmente resterà la terra delle grandi promesse e delle altrettanto grandi incompiute. Meglio dedicarsi anima e corpo alle inutili beghe quotidiane e cittadine, quasi di quartiere. Per i grandi temi c’è sempre tempo.

Ps. Perché 23 anni? Perché è il momento in cui arrivò a Viterbo chi scrive. Che, da quel lontano ottobre 1997, ha sentito parlare centinaia di volte di Cassia, trasversale, terme Inps e ferrovia… Senza alcun risultato.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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