Backstage - Talete, i cittadini pagano di più per riavere i loro soldi
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800 Monastero
La vicenda Talete, con il suo carico di polemiche, rischia di far deflagrare ulteriormente tensioni nella maggioranza che guida il Comune di Viterbo. Tensioni finora tenute più o meno sotto traccia, ma già esplose in diverse circostanze e pronte a riaccendersi al primo accenno di nuove divergenze

La vicenda Talete, con il suo carico di polemiche, rischia di far deflagrare ulteriormente tensioni nella maggioranza che guida il Comune di Viterbo. Tensioni finora tenute più o meno sotto traccia, ma già esplose in diverse circostanze e pronte a riaccendersi al primo accenno di nuove divergenze. Il riassunto dello stato dell’arte è presto fatto: l’azienda che gestisce il servizio idrico integrato nella Tuscia (e non solo) chiede un aumento generalizzato delle tariffe di oltre il 7%; i nuovi introiti permetteranno (secondo gli attuali responsabili) di accendere un mutuo di decine di milioni di euro che saranno utilizzati per pagare vecchi debiti e per investimenti infrastrutturali.

L’aumento è stato approvato sia da diversi primi cittadini del centrosinistra (compreso l’attuale presidente della Provincia) sia dal sindaco del capoluogo che, però, non si sarebbe consultato con i suoi alleati. Che, infatti, adesso alzano la voce: Fratelli d’Italia e Fondazione chiedono che la gabella venga cancellata; la Lega (azionista di riferimento) va ancora oltre e minaccia rappresaglie. Situazione esplosiva, anche se l’aggettivo pare poco calzante visto che si sta parlando di acqua. Arena ha giustificato il suo consenso sostenendo che con gli oltre 4,5 milioni di euro che il Comune deve riavere si potranno realizzare tante opere utili per la città.

Una prima considerazione va fatta: come si fa a chiedere ai cittadini di pagare di più quando quei soldi serviranno anche per risanare il debito che Talete ha con loro? Insomma, l’utente paga per avere indietro ciò che gli è dovuto. C’è qualcosa che non quadra in questo ragionamento. Non solo, ma visto che il debito risale a diversi anni fa perché l’attuale e le vecchie amministrazioni non hanno fatto nulla per riavere quella cifra? Risposta: perché così facendo, sarebbe stata pronunciata la condanna definitiva verso quella società. Come a dire: non ti faccio fallire però impongo a tutti i cittadini di pagare di più, così tu puoi estinguere il debito che hai con me. Contorsioni logiche che non hanno ragion d’essere.

Vale la pena anche ricordare che Talete è stata più volte sul punto di crollare; il vecchio presidente Stefano Bonori (Pd, area fioroniana) aveva presentato un bilancio lacrime e sangue con un passivo superiore ai 4 milioni di euro che i soci (cioè i Comuni, cioè tutti noi) avrebbero dovuto ripianare. Ma nelle casse di ogni comune di qualsiasi colore non c’è un centesimo e quindi via il vecchio consiglio di amministrazione e nomina di nuovi amministratori che con una serie di evoluzioni contabili (tutte lecite, per carità) predispongono un nuovo bilancio in cui le perdite praticamente si azzerano. E così Talete si salva dal fallimento. La realtà è che quell’azienda nacque con ottimi propositi, ma ben presto si è trasformata in un battello che fa acqua da tutte le parti (battutaccia di infima qualità). Non è stato ancora risolto il problema dell’adesione di tutti i Comuni, nonostante periodicamente la Regione Lazio minacci fuoco e fiamme: soltanto “chiacchiere e distintivo” perché poi nella sostanza non è cambiato nulla.

In questo quadro tutt’altro che sereno, si inseriscono discorsi politici che non possono non avere un peso specifico pressoché determinante. La Lega viaggia con il vento in poppa e molto probabilmente non ha ancora digerito che il candidato sindaco fosse Giovanni Arena, vincitore sì al ballottaggio ma messo in difficoltà dalla civica Chiara Frontini (in corsa da sola). Che continua peraltro a martellare primo cittadino e giunta tanto da provocare reazioni ben oltre le righe anche in Sala d’Ercole. Il progetto originario era di aspettare l’esito delle elezioni europee e poi, con i rapporti di forza certificati dal voto, presentare il conto. Percorso che potrebbe subire una sonora accelerazione con il “redde rationem” da presentare molto prima. E il “casus belli” potrebbe essere rappresentato proprio dagli aumenti delle tariffe dell’acqua con tanto di Consiglio straordinario convocato per i primi di febbraio. Situazione in ebollizione, è il caso di dire.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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