

Ma a Talete ci sono o ci fanno? Domanda tutt’altro che retorica visto che, nell’ultimo Consiglio comunale di Viterbo dedicato all’aumento delle tariffe, Salvatore Parlato (presidente dell’azienda che gestisce il servizio idrico integrato) ha affermato senza mezzi termini che i dearsenificatori non solo la soluzione giusta per azzerare, o almeno mitigare, la presenza di quel veleno nell’acqua che scorre nei rubinetti della Tuscia.
Madonnasanta, ma se ne sono accorti soltanto adesso? Dopo aver speso milioni di euro per l’installazione di questi complicatissimi e delicati macchinari e dopo che un altro fiume di denaro pubblico è servito per la costosissima manutenzione? Ma in che razza di Paese viviamo? Prima si spende e poi ci si pente… Perché la soluzione giusta e più valida dal punto di vista tecnico (come anche da queste colonne e da tempo si è sostenuto) è la miscelazione: cioè mescolare l’acqua che contiene arsenico e altre cosucce non propriamente utili alla salute con acqua che ne è priva. Lo fa da anni e nel suo piccolo anche il comune di Gradoli e infatti le analisi non hanno mai segnalato problemi…
Si tratta della cosiddetta “soluzione acquedottistica”, cioè la realizzazione di un grande acquedotto che convogli le acque del Reatino nella Tuscia dove poi sarebbero miscelate, appunto, con quelle locali per abbattere la concentrazione di arsenico e fluoruri e rientrare così nei parametri stabiliti dalla Ue. Che pure su questo ci sarebbe da discutere: ciò che per decenni andava bene, più o meno improvvisamente è diventato dannoso per la salute.
Il fatto è che, come spesso accade in Italia, il problema dell’arsenico si è trascinato per anni senza soluzione. La Ue aveva fissato i nuovi limiti, imponendo un termine. Dopo aver concesso diversi rinvii, arrivò l’ultimatum: o vi adeguate subito oppure parte la procedura di infrazione. Con tutte le conseguenze del caso (leggi multe salate). E allora Zingaretti e il fido assessore Refrigeri optarono per la soluzione più rapida, ma anche più costosa: i dearsenificatori, appunto. Va ricordato che più di 10 anni fa, l’Ato di Viterbo aveva preparato un progetto per ovviare al problema: un acquedotto, insomma. All’epoca si stimavano costi per una trentina di milioni di euro. Ma quanti se ne spesi finora e quanto se ne spenderanno ancora per mantenere in vita ed efficienti quei macchinari, così costosi e così tremendamente delicati? Che poi così efficienti non sono, visto che sempre più spesso le analisi della Asl segnalano lo sforamento dei parametri consentiti.
Impossibile pensare che i tecnici della Talete non sapessero che solo la miscelazione risolve il problema. Lo sapevano e lo sanno benissimo e sicuramente lo hanno segnalato agli amministratori che si sono succeduti nel corso degli anni. Ma lì entra in ballo la politica e, nel caso specifico, il Montalbano de’ Noantri che infatti spese una barca di euri per i dearsenificatori, assicurò la manutenzione per il primo anno e adesso – è proprio il caso di dire – se ne è lavato le mani. E tanto mica erano soldi suoi: erano soldi di tutti noi che adesso, per tenere in piedi Talete, dobbiamo pagare consistenti aumenti della tariffa.
Così va il mondo da queste parti…

















