
Nella vicenda di Vittorio Sgarbi e della sua tumultuosa, per quanto brevissima (?), esperienza come sindaco di Sutri, ci sono alcuni aspetti che meritano di essere approfonditi, al di là delle vicende (talvolta al limite del pettegolezzo) sulle quali non avendo cognizione diretta (se non per le dichiarazioni pubbliche o per i post al veleno sui social) è bene non addentrarsi.
Una premessa è doverosa: in Italia la legge permette a chiunque, pur non residente, di candidarsi come primo cittadino in un qualunque comune del territorio nazionale e poi, in caso di elezione, di esercitare la funzione di sindaco. Dunque, ciò che è accaduto nella cittadina viterbese è assolutamente lecito e a norma. Ma, almeno nell’accezione comune, il sindaco dovrebbe possedere – tra tante – una caratteristica essenziale: la completa conoscenza delle situazioni e delle problematiche che andrà poi ad affrontare alla guida dell’amministrazione comunale. E qui si parla di viabilità, raccolta e smaltimento rifiuti, scuola, sanità, opere pubbliche, urbanistica privata e tanto altro ancora. Naturalmente nessun comune mortale è onnisciente e in grado di far fronte ad ogni tipo di problema: ecco perché la compagine viene allargata con la nomina degli assessori, oltre al contributo fondamentale offerto da funzionari e dirigenti e dipendenti, guidati dal segretario generale. Bene, questo è lo schema di massima entro il quale normalmente ci si muove. A questo punto, è lecito chiedersi se il critico d’arte possedeva quelle caratteristiche cui prima si accennava. E la risposta, senza offesa per nessuno, è semplicemente no.
A Sutri, però, hanno legittimamente ritenuto che una persona del valore di Vittorio Sgarbi potesse ugualmente fare il sindaco, pur mettendo in conto la sua imperfetta conoscenza dei problemi cittadini. Chi lo ha sostenuto e chi lo ha votato, però, avrebbero dovuto tener conto anche di altro: in primis, la personalità (oltre che i mille impegni professionali e, last but not least, anche il fatto che Sgarbi è parlamentare in carica). Beh, ma non lo sanno anche i sassi che don Vittorio possiede carattere piuttosto fumantino (eufemismo) e che le sue sfuriate sono epiche oltre che pubbliche? Memorabile quella telefonica contro l’allora viterbese Giacomo Barelli… E’ evidente che il problema i suoi sostenitori se lo sono posto e lo hanno risolto in maniera semplice: Sgarbi ha un caratteraccio e lo sappiamo, ma i vantaggi per Sutri e per i suoi cittadini saranno ben superiori se lui sarà il sindaco. Probabilmente si riteneva che, proprio per i suoi tanti impegni, si sarebbe limitato ad un ruolo di facciata, lasciando la gestione quotidiana agli amministratori autoctoni.
Le cose, come si è visto, non sono andate così e la luna di miele è durata appena qualche mese. Sgarbi ha annunciato che il 21 settembre si dimetterà, ma ha dopo qualche giorno chiesto un periodo di tregua per evitare il commissariamento del Comune, con un congelamento delle dimissioni fino a primavera, per il evitare che il periodo di vacatio sia piuttosto lungo. E adesso? Chi lo sa: di certo, fino a quella fatidica data di principio d’autunno, se ne vedranno ancora d’ogni genere. E il finale lo scopriremo solo vivendo…


















