Backstage - Scuole della Tuscia, la sicurezza insicura e le contraddizioni
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Una nuova rubrica per La Fune, curata da Nicola Savino. Racconterà i retroscena, presenterà domande scomode e fornirà chiavi di lettura insolite sui fatti della cronaca e della politica del territorio. Buona lettura.

Quanto sono sicure le scuole della Tuscia? La risposta delle Istituzioni è sicura e unanime: non ci sono problemi. Famiglie, alunni, docenti e personale possono dormire sonni tranquilli: gli edifici sono a norma e in grado di resistere agli assalti di uno sciame sismico che non accenna a placarsi, come testimoniano anche le recentissime scosse che hanno colpito la già martoriata area del Centro Italia e che, per fortuna, nel Viterbese non sono state avvertite. Bene, benissimo. Ma se le strutture sono sicure perché allora si continuano a sospendere le lezioni non appena il terremoto si fa sentire anche da queste parti?

Qual è il senso di decisioni che non hanno fondamento in base alle stesse prese di posizione pubbliche degli enti locali che hanno in cura il patrimonio scolastico? Rispondono che in questi casi è meglio non lesinare ulteriori verifiche. Il che in linea di principio non fa una piega ma sinceramente non si riesce a comprendere la ratio di decisioni dettate più dall’emozione del momento che da reali motivazioni razionali. Perché i casi sono due: o le scuole sono sicure sempre e quindi non vanno chiuse mai (se non in casi eccezionali che finora non si sono verificati) o non lo sono e dunque vanno chiuse a prescindere.

Quattro giorni ai primi di novembre, un altro qualche settimana fa. Una risposta emotiva e inutilmente allarmistica che alimenta sentimenti di paura. No, non va bene: i controlli e le verifiche (almeno negli edifici comunali) furono compiuti dal 2 al 5 novembre e in quella circostanza le relazioni dei tecnici evidenziarono qualche criticità, ma nulla di particolarmente preoccupante che potesse realmente impedire il corretto svolgimento delle lezioni. In quello stesso periodo, la Provincia prese decisione diversa tenendo regolarmente funzionanti le scuole superiori. In gennaio, invece, tutti si sono uniformati: un giorno di vacanza aggiuntivo che non aveva ragion d’essere e che andava semplicemente evitato.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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