Backstage - Quel "divorzio" ormai inevitabile
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Perché ad un anno esatto dalle elezione e dopo averne trascorsi quattro in maggioranza Filippo Rossi & co lasciano la compagnia del sindaco Michelini? Risposta non semplice e neppure univoca in quanto, molto probabilmente, sono diverse le cause che hanno determinato tale scelta.

Perché ad un anno esatto dalle elezione e dopo averne trascorsi quattro in maggioranza (con tanto, per lungo periodo, di presidenza del consiglio comunale e di un assessore in giunta con appena due consiglieri eletti) Filippo Rossi & co lasciano la compagnia del sindaco Michelini? Risposta non semplice e neppure univoca in quanto, molto probabilmente, sono diverse le cause che hanno determinato tale scelta.

Una delle questioni sta proprio nell’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale. Il ragionamento dei vivaterbicoli deve essere stato abbastanza semplice: l’amministrazione comunale che noi abbiamo sostenuto non sembra possedere i crismi per ambire ad una riconferma da parte degli elettori e allora perché continuare a supportare una compagine destinata alla sconfitta, almeno nelle conformazione che ne aveva caratterizzato la nascita. Ineccepibile nella logica di chi mira alla propria sopravvivenza politica e anche azzeccato nei tempi e nei modi, visto che nei prossimi 12 mesi ci sarà ben poco da fare per raddrizzare la baracca. Meglio smarcarsi per tempo e utilizzare quel che che resta della consigliatura per fissare paletti assai stringenti e critici nei confronti del sindaco e della sua amministrazione. Tanto più che gli emendamenti presentati al bilancio non lasciavano gridare allo scandalo: erano selezionati tra i temi più cari a Rossi (turismo, cultura, teatro…) e in altri tempi potevano essere tranquillamente accolti perché portatori di proposte condivisibili da tutti, o quasi. Dal punto di vista della comunicazione, tempismo perfetto.

E invece primo cittadino, assessori e maggioranza si sono chiusi a riccio non concedendo nulla, neppure le briciole di una qualche dichiarazione principio che permettesse a VivaViterbo di incassare quanto meno un risultato morale e di poter continuare a restare in maggioranza. Con qualche mal di pancia, certo, ma anche con la consapevolezza di essere stati leali fino in fondo. E qui entrano in gioco altre variabili. Probabilmente neppure all’architetto di questa amministrazione (mastro Peppe da Pianoscarano) piace come sono andate le cose in questi quattro anni e anche lui (che conosce bene umori e palpitazioni dei viterbesi) sa che ripresentarsi al voto con uno schema del genere (al di là dei candidati) porterebbe a sicura sconfitta e allora meglio non cedere alle richieste vivaviterbicole e cominciare a lavorare su scenari differenti. Quali? Non è dato saperlo e neppure ipotizzarlo, ma di certo la nascita dei Mo.Ri non deve essere del tutto estranea a propositi siffatti. Basti dire che il responsabile provinciale è Stefano Bonori, ex presidente Talete e fedelissimo dell’ex ministro.

Ad una lettura più attenta, non si può non notare come da tempo su un quotidiano locale (più fioroniano di Fioroni stesso) non si risparmiavano attacchi all’assessore Barelli, accusato di ogni nefandezza qualunque cosa facesse o tentasse di fare, e allo stesso Rossi per le continue assenze in Sala d’Ercole e per esternazioni spesso non in linea con i toni smorzati (e anche melliflui) del democristianesimo. A posteriori e con quel pizzico di malizia indispensabile per “leggere” le cose della politica, vien da pensare che l’opera di sganciamento fosse stata preordinata e poi concretamente realizzata attraverso quella che solo apparentemente era legittima critica giornalistica.

Insomma, a Fioroni non piaceva più l’alleanza con VivaViterbo e a Rossi non garbava più di essere stampella di chi lo mal sopportava. In sintesi, la situazione più o meno è questa. Del tutto conseguenziale, dunque, il divorzio. Ognuno per la sua strada e a maggio dell’anno prossimo si vedrà. Buon divertimento.

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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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