Backstage - Bagnoregio e Perugia a braccetto. E Viterbo?
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La notizia sinceramente coglie di sorpresa: "Bagnoregio e Perugia pronte a lavorare insieme per lo sviluppo del territorio". Non tanto per la cittadina viterbese, ormai famosa a livello mondiale per quello splendido e fragile gioiello che risponde al nome di Civita di Bagnoregio. E nemmeno per il capoluogo umbro che, pur con numeri inferiori, gode di buona salute turistica. Ciò che sorprende è che il "territorio" in questione abbraccia un pezzo di Umbria e un po' di Lazio, mentre esclude drammaticamente Viterbo.

La notizia sinceramente coglie di sorpresa: “Bagnoregio e Perugia pronte a lavorare insieme per lo sviluppo del territorio”. Non tanto per la cittadina viterbese, ormai famosa a livello mondiale per quello splendido e fragile gioiello che risponde al nome di Civita di Bagnoregio. E nemmeno per il capoluogo umbro che, pur con numeri inferiori, gode di buona salute turistica, soprattutto per la vicinanza con luoghi assai attrattivi per varie ragioni come Assisi, Spello, Spoleto, Gubbio… Ciò che sorprende è che il “territorio” in questione abbraccia un pezzo di Umbria e un po’ di Lazio, mentre esclude drammaticamente Viterbo.

Già, la questione è proprio questa: il capoluogo della Tuscia continua a restar fuori dai circuiti che contano e non per colpa degli altri (chiunque essi siano), ma per proprie intrinseche ragioni. Tempo fa, soprattutto quando si parlava di possibile aeroporto, si diceva che per una vera svolta turistica sarebbe bastato che qualche rivolo dell’enorme massa di turisti che arriva a Roma ogni anno, passasse anche da queste parti. Il tema non è mai stato adeguatamente approfondito e discusso, soprattutto per demerito degli imprenditori che avrebbero potuto e dovuto stringere accordi con i tour operator, invogliandoli con prezzi concorrenziali e proposte accattivanti a far dimorare la loro clientela da queste parti invece di ingolfare ancora di più la capitale. E nemmeno – va detto – la classe politica ha fatto granché in questo senso, preferendo invece crogiolarsi nelle partecipazioni a questa o a quella Borsa del turismo. Partecipazioni che si risolvevano in inutili passerelle senza uno straccio di contratto portato a casa.

Oggi non più bisogno di guardare a Roma perché basterebbe che un po’ di visitatori di Civita si fermassero anche a Viterbo. Certo, si è ancora lontani dai numeri romani ma se – come è auspicabile – la realtà bagnorese continuerà a crescere come ha fatto negli ultimi anni, non ci vorrà molto tempo per raggiungere anche cifre a sei zeri. E la questione diventa ancor più cogente nel momento in cui entra in carica la nuova amministrazione comunale. Il neo assessore al turismo, Marco De Carolis, detiene anche la delega al marketing territoriale: cominci ad esercitarla subito nella maniera più incisiva possibile, magari proprio partendo da Civita. Perché leggere che “Bagnoregio e Perugia pensano a un futuro dove poter camminare insieme” senza che si faccia il minimo cenno a Viterbo genera onestamente parecchia delusione. Anzi, vero e proprio sconforto.

 

Ps. Evviva, la Pravda di Pianoscarano si autodefinisce “giornale”. Se le cose stanno così, allora ci sono regole precise da rispettare, cominciando da una gerenza chiara e visibile, cioè editore e direttore responsabile. Che non sono per ora segnalati da nessuna parte. Perché è vero che “i giornali di partito, anzi di parte, esistono” da sempre, ma è anche vero che i lettori (tanti o pochi che siano) hanno il diritto di sapere con chi hanno a che fare, al di là degli altisonanti e donchisciotteschi proclami del genere “noi un punto irriducibile di contestazione e alternativa”. Un’ultima annotazione: c’è chi una faccia ce l’ha e non ha alcun timore di mettercela sempre. Sempre. Altri preferiscono uno squallido anonimato o improbabili e grotteschi pseudonimi. Professionalità e deontologia (sbandierate a parole anche da lor signori) esigono anche questo.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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