
Serve davvero la chiusura al traffico del centro storico di Viterbo? Sì, serve. E tanto pure. E’ una questione che si trascina da anni senza che le varie amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo abbiano trovato la forza e il coraggio di metterci seriamente mano.
Sono diverse le ragioni che impongono una scelta del genere. Basta guardarsi intorno e vedere come si sono comportate altre città che pure dispongono di zone di pregio, da preservare e valorizzare a scopo principalmente turistico. Tutti i centri storici sono chiusi al traffico, certo con orari e modalità differenti, ma il principio di base è valido dappertutto: quelle aree vanno liberate dalle auto e rese disponibili pressoché totalmente ai pedoni (per lo shopping, per le visite ai monumenti, per una semplice passeggiata). Se in tutta Italia e in Europa e nel resto del mondo ci si comporta così, allora un motivo serio dovrà pur esserci… Altrimenti sarebbero tutti pazzi e autolesionisti.
Allora, va innanzitutto sgombrato il campo dal fatto che l’impossibilità ad arrivare sotto il negozio con la propria auto (ammesso che si trovi parcheggio) freni e limiti il commercio. E’ vero, invece, esattamente il contrario. Proprio la possibilità di percorrere in tranquillità le strade dello shopping è certamente fonte di affari maggiori. Detto tutto questo e segnalato che nessuno ha la ricetta migliore in tasca, vanno segnalate alcune condizioni al contorno che devono essere alla base della nascita delle zone a traffico controllato. La prima è che tutt’intorno a quell’area devono esserci parcheggi sia liberi che a pagamento (anzi, sarebbe opportuno che almeno nei primi tempi i parking siano gratuiti, proprio per favorire un maggiore afflusso). La seconda, non meno importante, è che il centro offra attrattive per i residenti al di là delle vetrine più o meno riccamente addobbate. E dunque, eventi, manifestazioni, happening per grandi e piccoli: non servono particolari investimenti, ma basterebbe che i commercianti si unissero per dare vita in particolare nel fine settimana ad iniziative in grado di stimolare la presenza dei cittadini. Sono cose che si fanno abitualmente (e funzionano) nei centri commerciali, perché non dovrebbero funzionare anche per strada o nei locali?
Infine, sarebbe necessaria una politica di programmazione che coinvolga sia le istituzioni che i diretti interessati. Ad esempio, proprio la nascita della ztl impone ora più che mai l’abolizione o almeno il trasferimento dell’ormai obsoleto, anacronistico e inutile mercato al Sacrario. In una mattinata come quella del sabato, da sempre giorno commercialmente ricco, bloccare fino al pomeriggio il più capiente parcheggio del centro è uno schiaffo alla logica. Tanto più che sulle bancarelle degli Almadiani si trova di tutto, ma certamente non la qualità. A Volterra e San Gimignano (cittadine di poche migliaia di abitanti, direttamente conosciute da chi scrive), il centro è rigorosamente chiuso al traffico e il turismo da anni è fiorentissimo, costituendo così la prima attività economica per gli abitanti. A Viterbo dovrebbe funzionare così. Senza arroccarsi in corporativismi ed egoismi che non servono a nessuno.


















