Backstage - Meglio la concorrenza vera che l'orticello
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Noi italiani siamo davvero uno strano popolo. Da un lato, molto a parole, siamo per la concorrenza, per il libero mercato e quindi per costi che tendono a scendere; dall’altro, non appena la faccenda tocca in qualche modo il nostro orticello, diventiamo ipercritici e scendiamo in piazza per protestare

Noi italiani siamo davvero uno strano popolo. Da un lato, molto a parole, siamo per la concorrenza, per il libero mercato e quindi per costi che tendono a scendere; dall’altro, non appena la faccenda tocca in qualche modo il nostro orticello, diventiamo ipercritici e scendiamo in piazza per protestare: l’arrivo di concorrenti che praticano prezzi più bassi e mettono in pericolo il nostro pezzetto di potere (e di guadagno) ci spaventa e ci preoccupa. Invece di attrezzarci e di reagire, preferiamo chiedere protezione. Il ragionamento appare un po’ contorto ma basta rifarsi al caso recentissimo dello sciopero dei tassisti per rendersi conto di quale assurda situazione si è concretizzata.

Allora, nelle grandi città si è scatenato il pandemonio (con relativa paralisi del trasporto su gomma) perché un comma del famoso “decreto milleproroghe” liberalizza il lavoro dei taxi, aprendo di fatto il settore ad una presenza ancor più marcata di Uber, un’associazione di conducenti che – senza scendere troppo nei particolari – applica tariffe molto più basse e quindi più convenienti per i cittadini. E’ successo il finimondo per la semplice ragione che  i taxisti tradizionali vedono in questa apertura la perdita di un monopolio che non ha più ragion d’essere.

Breve digressione per ricordare per ricordare e sottolineare che l’apertura del mercato della telefonia mobile ha generato benefici effetti sulle tasche dei consumatori: oggi le varie compagnie offrono opportunità e occasioni praticamente ogni giorno, consentendo una scelta che fino a qualche anno era impensabile. E tutto questo non può che essere un vantaggio e un bene per tutti.

Torniamo ai taxi e a Uber che offre numerosi vantaggi al viaggiatore. Innanzitutto la tariffa è fissa e si conosce in anticipo, per cui per andare da Termini all’Eur si sa già che la corsa costerà, per esempio, 10 euro; con i taxi tradizionali, il costo è variabile e quindi il guidatore ci può pure marciare “allungando” il percorso per far lievitare il prezzo. Al semplice cittadino interessa ben poco se a portarlo a destinazione è Tizio o Caio o Sempronio: se si riceve lo stesso servizio e si spende di meno, perché no? Insomma i signori del trasporto tradizionale devono semplicemente adeguarsi e reagire alla concorrenza offrendo le medesime opportunità a costi inferiore. Tanto per citare un’esperienza personale, qualche anno fa la spesa per andare dall’aeroporto di Barcellona al centro città era di 10 euro; oggi magari costerà qualcosa in più, ma sempre molto meno dei circa 50 euro che ci vogliono per andare da Fiumicino a Termini.

Infine, un esempio viterbese. Oggi, è in programma il mercatino degli ambulanti di Forte dei Marmi, ma la faccenda ha scatenato diverse reazioni con tanto di accuse all’amministrazione comunale (che ha molte colpe e tanti limiti, ma questo proprio no) di favorire i commercianti forestieri rispetto ai locali. Non varrebbe nemmeno la pena ricordare che la libertà di impresa è tutelata dalla Costituzione e che niente impedisce agli autoctoni di organizzare simili appuntamenti in tutte le altre domeniche (o anche lo stesso giorno in’altra piazza), ma il punto non è questo. Gli acquirenti devono semplicemente avere la possibilità di scegliere e di decidere: se lo stesso pantalone o maglione o paio di scarpe costa meno dagli ambulanti toscani perché non dovrebbero acquistarlo lì? Perché rinchiudersi in se stessi e non provare a reagire, facendo una concorrenza reale e leale e vera? Domande retoriche che ai piccoli corporativismi di casa nostra danno evidentemente fastidio. E’ il mercato, bellezza: facciamocene una ragione e basta con gli stupidi e inutili egoismi.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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