Backstage - Lo strano malessere dei Facchini
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Chissà che pensa Santa Rosa di quanto sta accadendo nel Sodalizio che porta il Suo nome. Già, c'è maretta tra i Facchini e sinceramente non si riesce a comprendere bene che cosa sta realmente accadendo. La proposta di fermare a 55 anni il limite massimo per andare sotto la Macchina è il reale motivo del contendere.

Chissà che pensa Santa Rosa di quanto sta accadendo nel Sodalizio che porta il Suo nome. Già, c’è maretta tra i Facchini e sinceramente non si riesce a comprendere bene che cosa sta realmente accadendo. I successi dell’attuale governance sono innegabili (il riconoscimento Unesco, gli allungamenti del percorso, le cene in piazza sempre più partecipate), il bilancio è stato approvato senza contestazioni… Eppure, il malessere appare palpabile nei confronti del presidente Massimo Mecarini e del capofacchino Sandro Rossi. Sgombrato il campo dalle antipatie personali o da presunti torti subiti in passato, il motivo del contendere si concentra su un punto fondamentale: la proposta di abbassamento a 55 anni dell’età per trasportare la Macchina la sera del 3 settembre.

Ad insorgere contro questa ipotesi, sarebbero stati proprio i più anziani, cioè coloro che direttamente sarebbero colpiti dal limite temporale. Senza entrare nelle dinamiche di un’associazione privata (per quanto con connotazioni e implicazioni totalmente pubbliche) e retta da regole democratiche (e ricordando poi che non più tardi di un annetto fa sia Rossi che Mecarini furono riconfermati per acclamazione), vale la pena fare qualche considerazione di carattere generale che non ha alcuna pretesa di essere un consiglio o peggio ancora un ammonimento.

Dunque, la proposta di fermare a 55 anni il limite massimo per andare sotto è il reale motivo del contendere. Di fronte alle proteste e alle perplessità, si è ritenuto di congelare la modifica allo statuto e di affidare ad una commissione di saggi il compito di approfondire la questione. Non c’è chiusura, non c’è voglia di rompere, ma di conservare un’unità sostanziale e non di facciata. Ma questo non basta, evidentemente, se la questione riesplode ogni volta che se ne presenta l’occasione. Bloccare la partecipazione dei più esperti non appare comunque una proposta così scandalosa: si sta parlando di facchini che hanno alle spalle almeno una trentina di Trasporti, dei quali ben più della metà da ciuffi. E’ così eclatante farsi da parte e favorire un ricambio generazionale? Onestamente no, ma si tratta solo di un’opinione personale.

Quanto poi alle presunte accuse di favoritismi durante le prove di portata, conviene ricordare che le valutazioni sono sempre soggettive e quindi la stessa perfomance può essere valutata differentemente da chi giudica. Nulla di nuovo sotto il sole. Non sembra quindi che i motivi del contendere siano così gravi e divaricanti, eppure il malessere serpeggia tra gli uomini dell’amatissima patrona. Che da lassù farebbe bene a metterci una parola di pacificazione perché essere “tutti d’un sentimento” non sia soltanto un motto di facciata. Buona Pasqua.

Gli Stati Generali La Fune
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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