Backstage - Lo "ius soli" e la storia di Maddalena
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Questa è la piccola storia di Maddalena (nome di fantasia), figlia di genitori extracomunitari, provenienti da un Paese asiatico, in Italia da molti anni e in possesso di un regolare permesso di soggiorno.

Questa è la piccola storia di Maddalena (nome di fantasia), figlia di genitori extracomunitari, provenienti da un Paese asiatico, in Italia da molti anni e in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Maddalena ha 17 anni, è nata a Viterbo dove ha frequentato prima la scuola materna, poi le elementari, poi le medie: oggi è allieva (con buon profitto) di un liceo cittadino. Parla naturalmente italiano, anzi per la verità parla benissimo anche il viterbese. Fa tutto quello che fanno le sue coetanee e non ha alcun problema di integrazione con chiunque. L’unica differenza è che il colore della sua pelle è leggermente olivastro.

Evitando le posizioni ideologiche e i preconcetti, la domanda è: come si fa a non considerare Maddalena italiana a tutti gli effetti, compresi quelli di legge? Cioè, come è possibile non riconoscere a questa ragazza una sacrosanta cittadinanza? Questo è l’obiettivo dello “ius soli”: regolarizzare posizioni di tal genere. E’ evidente che tutto questo non c’entra assolutamente nulla con i numerosi sbarchi di migranti delle ultime settimane. Chi lo fa, confonde (volutamente) tematiche che non hanno praticamente nulla in comune e la butta in caciara, come si suol dire, semplicemente per andare a caccia di facili consensi.

Ora è ufficiale che quella proposta non sarà discussa prima della pausa estiva e che se ne riparlerà (forse) alla ripresa dei lavori parlamentari. Chissà se la maggioranza e tutti coloro che vogliono affrontare laicamente il problema, troveranno il coraggio e la volontà di far diventare legge l’attuale proposta. E’ un problema di civiltà e di giustizia. Che, vale la pena ripeterlo ancora, non ha alcun nesso con l’arrivo sulle coste italiche di migliaia di disperati. Ai quali va assicurato aiuto e solidarietà, ma non necessariamente la permanenza nel nostro Paese: o l’Europa si fa carico di una equa ripartizione o la situazione non si tiene più. Magari il Governo deve trovare la maniera di tirar fuori gli attributi e di farsi valere a Bruxelles, sottraendo dai congrui contributi versati nelle casse della Ue le somme necessarie per l’accoglienza. Un segnale forte che non rimarrebbe inascoltato perché di tutto si può discutere a tutti i livelli, ma quando si toccano i soldi…

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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