Backstage - L'Italia non può diventare il Far West
Simone Di Stefano di Casa Pound a Macerata
800 Monastero
I recenti fatti di Macerata, seguiti dai soliti schiamazzi di politici, politicanti e politicastri (aggravati e acuiti dal clima di campagna elettorale) non possono e non devono passare inosservati. Anche in questo caso, comunque, Backstage non ha pretese sociologiche, né tanto meno ricette pronte: c'è solo il desiderio di capire e e di fissare alcuni punti fermi. Che non hanno valenza assoluta e soprattutto non intendono prendere le parti di questo o quel partito

I recenti fatti di Macerata, seguiti dai soliti schiamazzi di politici, politicanti e politicastri (aggravati e acuiti dal clima di campagna elettorale) non possono e non devono passare inosservati. Anche in questo caso, comunque, Backstage non ha pretese sociologiche, né tanto meno ricette pronte: c’è solo la necessità di fissare alcuni punti fermi. Che non hanno valenza assoluta e soprattutto non intendono prendere le parti di questo o quel partito.

La prima considerazione da fare è molto semplice, anzi dovrebbe essere scontata in un Paese normale: l’Italia non può e non deve essere il Far West, dove è lecito (addirittura apprezzabile…) che qualcuno si sveglia la mattina, imbraccia un fucile o si arma di una pistola e decide di farsi giustizia da solo. Questo non solo è illegale e costituisce reato, ma dovrebbe suscitare sdegno unanime. Invece, talvolta accade esattamente il contrario: ci si congratula e si rende onore ai protagonisti di tali follie. Ci sarebbe sinceramente soltanto da vergognarsi. E invece si preferisce cavalcare la tigre del facile consenso, cercando di raccattare qua e là qualche votarello. Chiunque aspiri a diventare classe dirigente di questo nostro bistrattato Paese deve prendere pubblicamente e drasticamente le distanze da episodi del genere. Senza se e senza ma.

Ma c’è un altro aspetto da non sottovalutare. In Italia le leggi ci sono (anche troppe), ma nell’inestricabile dedalo di norme, commi, articoli, riforme, controriforme e codicilli vari, c’è molto spesso la possibilità di trovare il cavillo giusto per eluderle, alleviarle, aggirarle. Tutto lecito, per carità, ma non sorge mai il dubbio nei nostri eminenti legislatori (tutti, senza distinzione) che la giustizia sia in molti casi una macchina ingrippata, nella quale alla fine “vince” il più furbo o il più “dotato” sul piano economico? Intanto, una giustizia insopportabilmente lenta è inevitabilmente ingiusta. E in più, per esempio, episodi lontani e recenti di scarcerazioni di delinquenti colti in flagranza di reato non possono non suscitare legittime recriminazioni. Il cittadino, normale e comune, percepisce in maniera chiara che qualcosa non va e chiede soltanto un paio di cosette assai semplici: giudizi sufficientemente rapidi in modo da arrivare il più presto possibile alla sentenza definitiva e, in caso di condanna, certezza della pena. Punto. Davvero ci vuole tanto per concretizzare un obiettivo del genere? Senza bisogno di sceriffi, vendicatori, “Zorri” e Robin Hood da strapazzo.

Gli Stati Generali La Fune
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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