
E’ vero che l’Epifania tutte le feste si porta via, ma è anche vero (purtroppo) che non si porta via le criticità e i problemi, eredità dell’anno precedente. Accade in Italia e nel mondo, e Viterbo naturalmente non si può sottrarre.
A livello internazionale, pesa parecchio sull’economia (che ormai è globale che più globale non si può) la crisi dei dazi tra Cina e Stati Uniti, i maggiori produttori e consumatori del pianeta. Le previsioni degli esperti (categoria alla quale non appartiene chi scrive) sono concordi: se non caleranno le tensioni, le conseguenze saranno gravi con un generale arretramento dei principali indici di crescita. Prospettiva che incute parecchi timori nell’italico governo già alle prese con una complicata quadratura del cerchio (economico) con l’Europa. La prospettiva dell’apertura di una procedura di infrazione da parte della Ue ha di fatto molto attutito gli effetti di una legge di bilancio che, nelle intenzioni, doveva essere di impatto fortissimo. In realtà, ciò che alla fine è venuto fuori è un guazzabuglio abbastanza disordinato che tenta di tenere insieme crescita e promesse elettorali.
La sintesi è presto fatta: il governo prevede una crescita del Pil nel 2019 intorno all’1,4%; tutte le analisi effettuate da qualificatissimi istituti di ricerca sia italiani che internazionali indicano un molto più realistico 1% tendente al ribasso. Poco, troppo poco per pensare di invertire la rotta soprattutto con la creazione di nuovi posti di lavoro. Gran parte delle risorse (peraltro tutte in debito) sono state destinate infatti alle due misure chiave propugnate dagli azionisti di maggioranza del governo: quota 100 (Lega) e reddito di cittadinanza (Cinquestelle).
E qui conviene aprire una riflessione perché ancora oggi non si conoscono le norme attuative e perché comunque le anticipazioni fornite annacquano di molto i propositi iniziali. Di fatto, non saranno molti quelli che accetteranno le pesanti decurtazioni che permetteranno di andare in pensione con qualche anno di anticipo; non solo, ma non è affatto detto che si creeranno posti di lavoro in misura uguale alle uscite. Per quanto riguarda poi il sostegno al reddito, ciò che sta venendo fuori sembra più una maxi marchetta elettorale (simile agli 80 euro del governo Renzi) che un reale supporto a chi è privo di occupazione. Oddio, un po’ di soldi arriveranno, ma non è questa la strada per creare posti di lavoro stabili e duraturi. Tanto che per recuperare un po’ di credibilità è arrivato il cosiddetto Decreto Sicurezza, voluto dalla Lega, che provoca la reazione di molti sindaci di sinistra e pure parecchi mal di pancia tra i pentastellati.
Per carità, al di là delle personali convinzioni di ognuno, la speranza è che davvero tali misure possano servire all’economia e alla crescita. Si vedrà… Intanto tutta l’attenzione appare concentrata sull’appuntamento elettorale con le elezioni europee, autentico banco di prova per verificare i reali rapporti di forza di partiti e movimenti. E anche per cercare, attraverso una rinnovata governance, di dare un volto diverso all’Europa, oggi spesso matrigna e sempre eccessivamente burocratica.


















