
Da qualche giorno è tornato d’attualità il cosiddetto Distretto turistico dell’Etruria meridionale, lanciato in pompa magna 4-5 anni fa e rivelatosi un autentico bluff, visto che dall’epoca del parto ad oggi ha prodotto zero. In tutti i sensi. Adesso se ne riparla con una richiesta di finanziamenti che non si sa bene a cosa dovrebbero servire. Magari soltanto a soddisfare l’ego di qualche politico nostrano che su quel progetto ci aveva messo la faccia. Niente da dire sulla necessità di rilanciare il turismo, ma il problema è un altro. Che cosa hanno in comune tre Regioni (Toscana, Lazio e Umbria), 6-7 province e circa 150 municipalità? Semplicemente l’origine etrusca. Bene, ma c’è un macigno pesante su un’iniziativa del genere: “Gli Etruschi non sono turisticamente attrattivi”. Parole e musica di Gianni Bastianelli, pronunciate proprio qui a Viterbo. Non un signore qualsiasi, ma uno dei massimi esperti in Italia di faccende legate al turismo, come certificato dal suo ruolo nell’Enit. Insomma, pensare di fare turismo in nome degli antichi progenitori appare molto romantico ma assai scarsamente efficace.La principessa Ati si metta l’animo in pace e continui a dormire beatamente.
“Riconversione resiliente”. E che significa? C’è davvero bisogno di riempirsi la bocca con espressioni del genere? Intanto, la resilienza è la capacità di un singolo o di un popolo di far fronte ad eventi particolarmente traumatici (alluvioni, attentati terroristici, terremoti…) e di reagire positivamente; e quindi l’individuo resiliente è colui che riesce “nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e persino a raggiungere mete importanti” (fonte Wikipedia). Quindi, secondo il solerte creatore della definizione di cui sopra, per uscire dalla fase buia che stiamo attraversando bisogna semplicemente resistere attuando un rinnovamento delle proprie abitudini, magari anche delle attività lavorative. E ci voleva quella magnificente espressione per dire quello che tutti più o meno pensano? Mah…
E’ sempre molto sottile il confine tra il diritto – dovere di informare e l’eccessiva spettacolarizzazione della notizia. La deontologia giornalistica impone equilibrio e misura, sia nei testi che nelle immagini, quando si devono trattare argomenti drammatici, tanto più se si tratta di un suicidio. Evento straziante e doloroso che lacera i familiari, gli amici, i colleghi molto più del normale. Servono tatto, delicatezza di penna, evitando i particolari più truculenti e le immagini più crude. Non aggiungono nulla alla notizia e ledono la sensibilità dei lettori. Ma, visto il tema, bisogna aggiungere pure che andrebbero evitate parolacce, insulti e improperi nei testi e soprattutto nei titoli, anche se quelle espressioni sono state effettivamente pronunciate. Chi scrive non lo ha mai fatto; altri lo fanno abitualmente. Forse sono solo a caccia di qualche clic in più, a danno dell’autorevolezza e della serietà.
Qualche considerazione, infine, sul caso Bonafede. Senza scendere in considerazioni politiche, si può affermare che il comportamento del ministro della Giustizia nella trattativa per la nomina del direttore del Dap sia stato quanto meno stravagante (eufemismo)? E’ corretto offrire ad una persona due opzioni e lasciargli libertà di scelta e quando poi arriva la decisione comunicargli che non è possibile perché quel posto è stato già assegnato? E’ una scorrettezza, punto e basta. Quanto poi le proteste di criminali incalliti riguardanti la possibile nomina di Di Matteo abbiano influenzato la nomina, non è nemmeno il caso di dubitare (peraltro il magistrato non ha fatto alcun collegamento diretto, ma ha solo elencato i fatti). Perché se solo ci fosse il minimo sospetto, a casa non dovrebbe andare solo il Guardasigilli, ma l’intero Governo. E a calci nel sedere. Una domanda finale: ma Travaglio (che ogni giorno difende a spada tratta Bonafede) avrebbe detto e scritto le stesse cose se il ministro della Giustizia (che non è intervenuto con una legge o con un decreto urgentissimo per evitare la liberazione di pericolosissimi mafiosi e camorristi) fosse stato Orlando o Mastella o Alfano o chiunque altro?
Ps. Perché a raccogliere frutta e ortaggi o comunque a lavorare nei campi non ci possono andare i percettori del reddito di cittadinanza?


















