

Con il voto di oggi si chiude la più sconclusionata campagna elettorale di sempre. Si scelgono i parlamentari europei, ma occhio e cuore sono rivolti alle vicende di casa nostra. Come sempre in Italia dove, anche se si va alle urne per il condominio, si aspettano invece risposte che abbiano una qualche influenza sul governo nazionale. E così da un mese a questa parte i soci di Palazzo Chigi (Cinquestelle e Lega) se le danno di santa ragione un giorno sì e l’altro pure. Praticamente non sono d’accordo su nulla e ogni occasione è buona per litigare e fare polemica. Gli ultimi “casi” riguardano abolizione dell’abuso di ufficio e introduzione della flat tax.
In un crescendo di accuse e ripicche (che non possono non avere conseguenze e ricadute soprattutto di tipo economico), Salvini e Di Maio cercano di ritagliarsi spazi più ampi da far valere poi nella guida del Paese. Dimenticando però che sono i numeri dell’attuale Parlamento a stabilire le quote azionarie di ciascun membro della coalizione e non sono modificabili se non attraverso nuove elezioni politiche. Certo, se il voto europeo dovesse dare risultati sconvolgenti, si potrebbe sempre pensare ad una caduta del Governo, ma questo comporterebbe il ritorno alle urne per il semplice fatto che maggioranze alternative non sono possibili, a meno di grandissime ammucchiate, ancor più confusionarie e strambe della corrente maggioranza. E poi entrambi i vice premier non perdono l’occasione per ribadire di volere andar avanti fino al termine della legislatura. Eppure si “pizzicano” continuamente… Uno stillicidio che molto probabilmente si fermerà (o almeno sarà molto attenuato) già da domani.
Ma il vero banco di prova per il Governo non è costituito da qualche parlamentare o da qualche punto percentuale in più o in meno. La solidità dell’accordo sarà stabilito dall’impatto delle misure economiche finora prese, il cui effetto sarà valutabile completamente solo nei prossimi mesi. Reddito di cittadinanza e quota 100 (i cavalli di battaglia di Cinquestelle e Lega) sono costati e costeranno molto, ma se riusciranno a risollevare le sorti dei più poveri e produrranno nuovi posti di lavoro avranno avuto il loro effetto benefico.
Al momento, la situazione è ancora fluida. Nel senso che si fa onestamente fatica ad intravedere una reale evoluzione economica, anzi i dati di tutte le agenzie confermano che il quadro è di recessione. Di certo, in questo momento è Matteo Salvini il leader ancora in ascesa, tanto che anche la “sorellaitaliana” Giorgia Meloni lo invita a far cadere il Governo e ad andare ad elezioni con un nuovo centrodestra che esclude Berlusconi. Il quale, peraltro, a quasi 83 anni, si candida sperando di rinverdire fasti che sono irrimediabilmente finiti nel dimenticatoio. Dovrebbe guadagnare qualcosa il Pd di Zingaretti, impresa tutt’altro che complicata visto il pessimo risultato dell’anno scorso. Il sistema elettorale di tipo proporzionale, peraltro, induce a “dimenticare” gli alleati e a pensare solo a se stessi. Anche perché tante liste in campo combattono solo per la sopravvivenza, cioè una corsa disperata per raggiungere il 4% che permette di superare lo sbarramento e mandare propri rappresentanti a Strasburgo. Impresa in moltissimi casi sinceramente impossibile.
Ma da domani, a urne scrutinate, sarà un’altra musica, qualunque sarà il risultato. Statene certi.

















