Backstage - E l'arsenico torna a fare capolino
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Corchiano, Vetralla, Tarquinia e adesso anche Acquapendente. Sono i comuni della Tuscia nei quali i rispettivi sindaci hanno emesso ordinanze per vietare l'uso dell'acqua che arriva dai rubinetti. Il motivo è il solito: valori di arsenico superiori a quanto prevede la legge

Corchiano, Vetralla, Tarquinia e adesso anche Acquapendente. Sono i comuni della Tuscia nei quali i rispettivi sindaci hanno emesso ordinanze per vietare l’uso dell’acqua che arriva dai rubinetti. Non si può cucinare con quel liquido, non si può ovviamente bere e non ci si può nemmeno lavare. Lo si può solo utilizzare per usi domestici: pulizia della casa, sciacquone, impianto di riscaldamento (anche se il periodo non è particolarmente indicato…). Il motivo è il solito: valori di arsenico superiori a quanto prevede la legge. Un problema atavico che ciclicamente si ripresenta per il semplice fatto che gli interventi posti in essere dalla Regione hanno tamponato l’emergenza (nemmeno sempre, come dimostrano gli ultimi accadimenti) ma non hanno risolto il problema alla radice.

Fino a quando si andrà avanti con i costosissimi dearsenificatori, accadrà sovente che la delicata manutenzione (e/o mancata sostituzione dei filtri) comporterà problemi di sforamento dei parametri. Impianti costati decine di milioni di euro, soggetti ad interventi costanti e ugualmente costosi, non in grado di dare risposte adeguate. Perché il problema negli anni in cui si è andati avanti con le proroghe concesse dall’Unione europea non è stato affrontato seguendo le indicazioni dei tecnici specializzati del settore: la politica, nella sua intierezza, che ha governato il Lazio ha preferito girarsi dall’altra parte e non affrontare di petto la questione. La soluzione peraltro è molto semplice e si concretizza nella miscelazione: mescolare cioè acque ad alto contenuto di arsenico con altre meno “cariche” in modo da riportare i parametri secondo quanto prevedono le norme. A questo si arriva non per miracolo o a colpi di bacchetta magica, ma attraverso la realizzazione di opere acquedottistiche che permettano di “unire” i vari tipi di acque.

Certo, si tratta di impianti non semplici e non realizzabili in tempi brevissimi, ma se non si comincia non si arriverà mai a mettere un punto fermo e risolutivo. Quando il tema è stato sottoposto agli attuali amministratori del Lazio, la risposta è stata che i costi sarebbero stati esorbitanti e al momento non sostenibili. A parte il fatto che questo è tutto da dimostrare, viene da domandarsi quanto finora sono costati i dearsenificatori e quanto continueranno a pesare sulla pubbliche casse  nei prossimi anni, per di più con risultati – come è facilmente verificabile – non sempre positivi. E viene da domandarsi pure perché i cittadini privati di acqua potabile dovranno continueranno a pagare le bollette come se il servizio fosse perfettamente funzionante.

Il timore, più che concreto, è che della questione si parlerà fino a cessata emergenza; dopo di che si tornerà a parlare di altro. Salvo poi risvegliarsi al prossimo filtro non sostituito per tempo e non pulito adeguatamente.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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