
VITERBO – Come prima, più di prima. L’annuale appuntamento di Federlazio non è solo il momento per lo scambio di auguri natalizi, ma anche l’occasione per mettere il dito nelle tante piaghe che continuano ad affliggere la Tuscia. Il solito, infinito elenco di cose che non vanno, di eterne incompiute, di tempi biblici per le opere pubbliche, di troppi “vorrei ma non posso” che frenano sviluppo e crescita. E con essi progresso e magari pure occupazione. Tutte faccende che mal si conciliano con la vocazione naturale degli imprenditori (soprattutto quelli piccoli e medi) che da sempre sono abituati a fare, ad agire.
Stavolta sono due gli ospiti chiamati a dare risposte, a “fare sintesi” come auspica il direttore Giuseppe Crea sia introducendo i lavori che concludendo la serata: l’onorevole Mauro Rotelli (Fratelli d’Italia) e il consigliere regionale Enrico Panunzi (Pd), sollecitati nella discussione dal caposervizio della redazione di Viterbo de Il Messaggero, Giorgio Renzetti. Il “cahier de doleances” è lungo e a
rticolato: lo snocciola il presidente Gianni Calisti nella relazione introduttiva. Un elenco che ricalca senza particolari variazioni quello degli anni scorsi perché di fatto di passi avanti se ne sono fatti ben pochi. L’industriale civitonico ci va giù senza peli sulla lingua, com’è
sua consuetudine, sottolineando di voler porre “l’attenzione su una serie di temi che impattano sulla vita delle piccole e medie imprese, in questo momento storico, in cui sembrano prevalere unicamente grida e strumentalizzazioni politiche, a danno di tutti, non solo per l’economia”. E quali sono questi temi? Si parte dalla “modernizzazione del nostro sistema infrastrutturale: le esigenze del territorio e dell’impresa moderna, assai poco si conciliano con la qualità della rete viaria”, perché “il trasporto su gomma è tuttora dominante e le carenze del sistema stradale si traducono, inevitabilmente, in tempi di percorrenza inaccettabili, a svantaggio della competitività e dei risultati di bilancio”.
“Le priorità – aggiunge Calisti – sono, allora, il completamento dei collegamenti viari e ferroviari tra nodi urbani, porti ed aeroporti, accanto a quelli delle reti energetiche e del settore digitale”. “Dobbiamo, forse, concludere – sbotta – che tutti i governi (a prescindere dalla matrice politica e dai paletti di Bruxelles ) che si sono succeduti in questo lungo periodo hanno preferito privilegiare capitoli di spesa ad effetto più immediato sul consenso elettorale (leggi bonus vari e sgravi fiscali) e lasciare indietro investimenti di più lungo periodo?”. E aggiunge: “Non si può continuare a fermare tutto per la paura di compiere errori: quando qualcosa non va, la soluzione non sta nella logica di non fare più nulla, bensì in quella di fare meglio”. Concetto sul quale insiste con vigore anche Crea spronando la classe politica nella sua totalità ad andare avanti, anche a costo di crearsi qualche inimicizia che magari si traduce pure in mancati consensi elettorali.
“A circa due mesi dall’entrata in vigore delle nuove regole dal cosiddetto Decreto Dignità – conclude Gianni Calisti – pare confermarsi quella legittima preoccupazione delle nostre piccole e medie imprese, circa i possibili effetti negativi delle rigidità introdotte per i contratti a termine e la somministrazione di lavoro. Mentre da un lato è tutta da verificare la concreta crescita automatica del lavoro stabile; dall’altro, l’aver reso maggiormente oneroso e rischioso per le aziende l’utilizzo dei rapporti a tempo determinato – cioè quelli che finora hanno sostenuto gli incrementi degli organici aziendali – potrebbe tradursi in una stretta su questi ultimi, senza che a ciò si accompagni un aumento di quelli a tempo indeterminato. E per molte persone ciò potrebbe inevitabilmente significare la perdita di opportunità di lavoro, almeno nell’immediato”.
L’analisi a tutto campo del presidente di Federlazio non lascia indifferenti sia Panunzi che Rotelli: entrambi annuiscono e concordano sulle istanze presentate, peraltro uniti sia dalla comune opposizione al governo gialloverde che dalla conclamata volontà di lavorare insieme per il bene del territorio. “Quando si tratta di difendere i cittadini – sottolinea l’esponente democrat – io sono sempre in prima linea e opero al fianco degli altri esponenti istituzionali, a qualunque partito appartengono”. Ed eccoli, infatti, insieme a perorare la partenza o la fermata di una coppia di Tav a Orte. “Abbiamo partecipato – spiega Rotelli – ad una riunione congiunta con Trenitalia dove abbiamo sottoposto il problema. Per ora si effettueranno gli studi di fattibilità, poi si vedrà. Per Viterbo, per Terni e per il Reatino, quel treno pesa molto di più di un aeroporto. Intanto segnalo che la Regione Toscana ha stanziato 6 milioni di euro per l’ammodernamento della stazione di Chiusi, mentre l’Umbria ha deciso di mettere nel piatto 3 milioni per la fermata di Orte, in quanto il bacino di utenza comprende anche il territorio ternano e del basso Perugino”. E il Lazio? “Ci siamo e ci saremo – spiega Panunzi -. Intanto va detto che a Trenitalia abbiamo fatto rilevare congiuntamente che Orte non può subire passivamente la presenza quotidiana di ben 240 treni: una servitù notevole per inquinamento, traffico, parcheggi. E allora se bisogna pagare un qualche pedaggio, è giusto che si ottengano pure benefici tangibili”. E all’unisono concordano: non c’è nessuna controindicazione per i pendolari che nel viaggio verso Roma, sia all’andata che al ritorno, non intercetteranno gli orari dei Frecciarossa.
Ma nell’inviluppo delle reti infrastrutturali, un ruolo decisivo è riservato alla Trasversale Orte – Civitavecchia. “Dopo ben 11 anni – rivendica Panunzi – è stato aperto il tratto fino a Monte Romano; adesso mancano meno di 18 chilometri per arrivare al Tirreno. La volontà è di realizzarli al più presto. Faccio presente che pende davanti al Tar un ricorso delle associazioni ambientaliste che contestano il cosiddetto tracciato verde. Le motivazioni? Fra le altre c’è anche quella che andrebbe a disturbare un insediamento di falchi non autoctoni… Io sono convinto che quella strada sia voluta dalla stragrande maggioranza dei cittadini della nostra terra, ma se una minoranza non accetta l’opinione dominante, allora non è più democrazia”. Concorda Rotelli: “Se oggi si cominciasse ad operare per l’ultimo pezzo mancante ci vorrebbero dai 6 agli 8 anni per il completamento, tra i quali 2 solo per la galleria. Questi sono i tempi: quindi prima si parte, meglio è”.
Infine, last but not least, si parla anche di reti digitali: un altro fardello per il quale la Tuscia sconta decenni di ritardi. “Nel biennio 2019-2020 – osserva il deputati di FdI – tutti i comuni della Tuscia saranno serviti dalla fibra. Un passo avanti importante, pur se la tecnologia corre molto velocemente e quindi bisognerà tenerne conto per essere al passo con i tempi”. “Se ne parla da 40 – interviene Panunzi – e adesso ci siamo riusciti attraverso l’utilizzazione di fondi europei”.
Le ultime stoccate sono di natura politica. Perché Zingaretti si candida alla guida del Pd nazionale? “Per offrire un’alternativa e portare avanti certi valori”, risponde Enrico Panunzi. Lascerà, se eletto segretario, la presidenza della Regione? “No, a meno che non si vada a votare per le politiche. E in quel caso è ovvio che il leader del partito vada in Parlamento”. Interviene Mauro Rotelli: “Lo deciderà Salvini se si voterà anche per il governo nazionale…”. Nel senso che, visto il vento che soffia forte nelle vele della Lega, potrebbe decidere di staccare la spina al governo con Di Maio. Intanto è certo il voto per le Europee: “Sono sicuro – chiude Panunzi – che voteremo per Strasburgo ma non per Palazzo Madama e Montecitorio”.
Le idee ci sono e tutti (politici e imprenditori) concordano sulla necessità di metterle in pratica. Spesso mancano soldi e, anche quando ci sono, talvolta ci si mettono la burocrazia e i ricorsi. La sintesi è presto fatta: la Tuscia continua a pagare pegno e non riesce a ripartire. Di decollare non se ne parla proprio.
Buona Natale, comunque.


















