
“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. La celebre frase del Gattopardo, pronunciata dal nipote Tancredi allo zio, il Principe di Salina, per annunciargli che è in procinto di unirsi alle truppe garibaldine sembra calzare alla perfezione con la situazione al Comune di Viterbo. Magari con qualche correzione e revisione, ma la sostanza resta. Già, perché dopo settimane di polemiche, irrigidimenti e diktat di varia natura, ora improvvisamente scoppia la calma. In Giunta rientrano (?) gli stessi assessori (Allegrini, De Carolis, Nunzi) che per ragioni diverse erano usciti e tutto torna come prima, magari soltanto con qualche variazione di deleghe.
La domanda che si pone il cittadino è molto semplice: ma c’era bisogno di fare cotanta “ammuina”? No, non ce n’era bisogno. Così come non c’era bisogno di un Consiglio comunale, dedicato alla crisi e convocato all’unanimità, ma poi disertato in massa dalla maggioranza. Forse l’amministrazione Arena ne uscirà senza danni, forse la vera resa dei conti ci sarà dopo le Europee (sempre ammesso che in tarda primavera non si arrivi anche al voto per le Politiche), forse Viterbo ha sempre bisogno di tutori romani… Troppi forse, ma un’unica certezza: la credibilità complessiva del sistema è fortemente compromessa.
E visto che si è tema di citazioni letterarie, conviene ricordare Molto rumore per nulla, commedia scritta da William Shakespeare più di 4 secoli fa…
Ps. Domenica scorsa, le primarie del Pd per eleggere il nuovo segretario. Ha stravinto dappertutto il Montalbano de’ Noantri, alias Nick Zingaretti, presidente della Regione Lazio. Vittoria così larga anche in terra di Tuscia che la Pravda di Pianoscarano non ha potuto opporre nessun argomento per evidenziare quanto meno la tenuta dei fioroniani: niente, non era possibile alcun appiglio. E così se l’è cavata con uno scontato appello all’unità e alla coesione. Pensate cosa avremmo letto ed ascoltato se fosse avvenuto il contrario…

















