
Tutti coloro che occupano posti di responsabilità, dove si prendono decisioni che talvolta riguardano migliaia di persone o che comunque muovono montagne di soldi, hanno sempre un piano B. Nel senso che si decide di prendere una strada, ma se la scelta si rivela sbagliata o impraticabile per qualunque motivo, allora si deve far ricorso alla soluzione alternativa: il piano B, appunto. Gli americani usano l’espressione “exit strategy”, che ha un significato un po’ differente e che si usa soprattutto in faccende di tipo militare. Ma quanto detto finora si attaglia perfettamente anche alla politica, in particolare alla situazione che si è creata al Comune di Viterbo.
Inutile ripetere qui le varie tappe della vicenda, che peraltro interessano assai poco ai cittadini. La situazione attuale vede sull’Aventino i fratellitaliani che hanno ritirato i due assessori restanti (Allegrini e De Carolis) e che, almeno per ora, non hanno alcuna voglia di rientrare in Giunta. Posizione legittima, per carità, ma la domanda che ci si pone è molto semplice: dove vogliono arrivare? O, se si vuole, qual è la “exit strategy” o piano B che dir si voglia? Perché allo stato dell’arte, le strade per i meloniani non sono tantissime, anzi a vedere bene, sono soltanto due: confermare l’Aventino e quindi passare all’opposizione (con le varianti dell’astensione o del voto caso per caso) o lasciar decantare i bollenti spiriti, far passare le sedute di bilancio (che va approvato entro fine marzo) e poi rientrare. Con gli stessi assessori e con l’aggiunta di un esterno, che non potrà essere Claudia Nunzi sulla quale c’è un veto insormontabile della Lega, e nemmeno il consigliere Scardozzi, l’altro transfuga: insomma, i due protagonisti delle esternazioni romane contro gli attuali vertici viterbesi, a cominciare dal senatore Fusco.
Probabilmente, una via d’uscita è stata già individuata, ma viene tenuta rigorosamente riservata. Il dato di fatto visibile è che il cerino è rimasto nelle mani dei meloniani con il rischio che ci si possa bruciare molto più di quanto si possa immaginare. Da aggiungere soltanto che il sindaco Arena è intenzionato ad andare avanti con una maggioranza risicata di 17 consiglieri: piano inclinatissimo sul quale è facile assai scivolare. Basta un raffreddore o un impegno improvviso per mettere a rischio la tenuta in aula. Ricordate gli ultimi mesi dell’amministrazione Michelini? Un calvario. Ma lì ormai si era ai titoli di coda, qui non è passato nemmeno un anno dal voto. La differenza è sostanziale.


















