Backstage - Annus horribilis per lo sport viterbese
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Tre retrocessioni nel giro di pochi giorni. Lo sport viterbese esce a pezzi al termine dei principali campionati ai quali prendevano parte i club del capoluogo. Il basket perde in un colpo sia la B maschile (Stella Azzurra) che la A2 femminile (Defensor) e retrocede in C anche la Union Rugby che appena un anno fa era tornata in B. Certo, storie diverse e percorsi non assimilabili, ma conclusione identica: il risultato sportivo è negativo.

Tre retrocessioni nel giro di pochi giorni. Lo sport viterbese esce a pezzi al termine dei principali campionati ai quali prendevano parte i club del capoluogo. Il basket perde in un colpo sia la B maschile (Stella Azzurra) che la A2 femminile (Defensor) e retrocede in C anche la Union Rugby che appena un anno fa era tornata in B. Certo, storie diverse e percorsi non assimilabili, ma conclusione identica: il risultato sportivo è negativo.

C’è un comune denominatore fra questi episodi? Sì, c’è ed è tutt’altro che esaltante: a Viterbo fare sport è molto difficile, per non dire impossibile. Si salva il calcio, ma soltanto perché nel club gialloblù impera la famiglia Camilli che ci mette cuore, passione, impegno e tanti soldi. Altrimenti, come insegnano le gestioni precedenti all’avvento di patron Piero e dei suoi figli, la situazione sarebbe complicata. E pure parecchio. Fatta salva la capacità dei dirigenti, ai quali si può solo rimproverare eccesso di dedizione, ma non certo la capacità di districarsi in meandri difficili come quelli dello sport professionistico, resta da chiedersi come mai discipline come basket e rugby paghino pegni così pesanti.

La risposta sta, senza offesa per nessuno, nella sostanziale apatia che Viterbo riserva agli avvenimenti agonistici. Si parla del capoluogo perché in provincia, come testimoniano i lodevoli esempi di Civita Castellana e Tuscania nel volley, la situazione è decisamente migliore. Strutture come Stella Azzurra, Defensor e Union Rugby praticamente non possono contare sugli incassi delle gare casalinghe, quand’anche sia imposto un costo per il biglietto di ingresso. Entrate irrisorie che naturalmente non hanno alcun peso su bilanci comunque onerosi. Inutile contare anche sull’appoggio degli enti locali che non hanno mezzi per impegnarsi in siffatte faccende. Restano come introito principale solo le entrate derivanti dalle sponsorizzazioni. Su queste bisogna contare per portare avanti campionati onerosi che prevedono anche trasferte lunghe e costose. Il pozzo non è immenso e la crisi economica nella quale tuttora si dibatte il mondo imprenditoriale viterbese fa il resto.

Insomma, alla resa dei conti, i bilanci sono diventati sempre più risicati e talvolta insufficienti per militare senza troppi problemi in tornei di consistente livello tecnico. Anzi, spesso, è necessario che il gruppo dirigente metta personalmente mano al portafoglio per onorare gli impegni presi. La conseguenza di tutto questo ragionamento è che si allestiscono rose sempre più infarcite di giovani: decisamente meno cari, ma anche sovente di limitate doti tecniche e comunque privi della necessaria esperienza per tener testa ad avversari assai più scafati. Alla fine si paga pegno, è evidente. La legge dello sport è inesorabile: per primeggiare, o comunque per non affogare, servono doti che non sempre la gioventù può garantire. Soprattutto se il livello dell’asticella diventa sempre più alto.

Questa è la situazione, inutile girarci intorno. Ma le regole dello sport dicono anche che quando si cade, si leccano le ferite, ci si rialza e si riparte. Con l’obiettivo di rifarsi. Sempre ammesso che ci sia acqua sufficiente affinché la nave possa galleggiare.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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