Baci "avvelenati", Cna "bacchetta" Spazio Viterbo: "Occasione persa, andavano coinvolti tutti"
Lupidi, Fiorentini e Pierini
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Lupidi, Fiorentini e Pierini: “Un nuovo prodotto tipico deve essere patrimonio comune”. “A scanso di equivoci – dicono Lupidi, Fiorentini e Pierini – chiariamo subito che il problema non è chi ha realizzato il cioccolatino, perché chi ha aderito all’iniziativa ha fatto il suo lavoro mettendoci passione. Ma ‘Un bacio a Viterbo’ è stato presentato come un nuovo prodotto tipico che deve raccontare la città. E Viterbo è tutti i viterbesi”.

VITERBO – “Un’occasione persa. Perché se si crea qualcosa per la città e che porta anche il suo nome, non può riguardare solo due o tre imprese. ‘Un bacio a Viterbo’ avrebbe potuto funzionare molto meglio con un coinvolgimento e una partecipazione più ampia”. Sull’iniziativa di sabato scorso intervengono Attilio Lupidi, segretario della Cna di Viterbo e Civitavecchia, Ermanno Fiorentini, presidente dell’Associazione provinciale panificatori e pasticceri di Viterbo, e Moreno Pierini, presidente dell’Unione Cna agroalimentare di Viterbo e Civitavecchia.

“A scanso di equivoci – dicono Lupidi, Fiorentini e Pierini – chiariamo subito che il problema non è chi ha realizzato il cioccolatino, perché chi ha aderito all’iniziativa ha fatto il suo lavoro mettendoci passione. Ma ‘Un bacio a Viterbo’ è stato presentato come un nuovo prodotto tipico che deve raccontare la città. E Viterbo è tutti i viterbesi”.

A proposito di prodotti tipici: ce ne sono già, basti pensare al disciplinare della Camera di Commercio e al marchio collettivo Tuscia viterbese, che include – tra gli altri – il Pane del vescovo e il Pane di Santa Rosa, ben identificabile peraltro con la festa per eccellenza di Viterbo.

“Questi prodotti sono patrimonio di tutti, non si una sola parte della città. E da tutti possono essere proposti. Nel momento in cui si decide di crearne uno nuovo – concludono Lupidi, Fiorentini e Pierini – sarebbe stato più opportuno condividerne la nascita con le pasticcerie di tutta la città. Che poi, tutte insieme, da una parte avrebbero portato molta più gente in un evento in centro, dall’altra avrebbero consentito al turista di trovarlo non solo dentro le mura. Un’opportunità che, vista la genesi, ora risulta difficile da cogliere”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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