'Babbo Natale a Viterbo', un punto di luce in una città piuttosto spenta
Solidarietà
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Il lavoro di squadra, la condivisione e la messa a sistema di un tessuto sociale bello fitto, quello che gravita intorno al volontariato, sono stati gli ingredienti di successo di 'Natale a Viterbo'. Un faro all'interno di una città piuttosto sbiadita.

E’ arrivato in città per tre giorni e ha fatto scattare lo spirito del Natale. Due stanze piene di doni per le persone in difficoltà, distribuiti in questi giorni dalla rete delle parrocchie e delle case famiglia. Elfi Juppiter, pony del “Perugino”, i clown di Fellini. Eppoi le parrocchie con il presepe vivente sulla Fontana Grande e la neve e la slitta e la banda e la gara di dolci. Tutto questo sotto un semplice titolo ‘Babbo Natale a Viterbo, un dono per la solidarietà’.

Una regia attenta, 4 mesi di lavoro e un risultato incredibile. Con la gente contenta, che ha portato i propri bambini a fare la foto di Natale con Santa Claus. La frase cult? Eccola servita: “Vedi? Basta poco”.

Semplicità e coinvolgimento, tutto apparecchiato sulla tavola di piazza Fontana Grande. Marco Ciorba, delegato del Comune di Viterbo per il volontariato, sempre sul pezzo. Presente a ogni ora sul posto e i meglio informati l’hanno visto anche coinvolto in prima persona a sperimentare le varie attrazioni.

Tre giorni (19-20-21 dicembre) per dire tante cose e lanciare un messaggio importante: donare per chi è in difficoltà, per regalare e regalarsi il Natale. Tre giorni che sono partiti prima, nelle frazioni. Dove già dall’8 dicembre era iniziata la raccolta di vestiti, giocattoli e alimenti a lunga conservazione. Un punto di luce in un Natale viterbese un po’ così. Costoso e sotto tono. Un modello di coinvolgimento, partecipazione, costruzione di un tessuto sociale importante. Un evento costruito da cento associazioni diverse, a cui si sono aggiunte le parrocchie e i comitati cittadini.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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