

VITERBO – L’estate sta finendo, la scuola sta iniziando. Il caldo non se ne è andato, ancora no. Alcuni bambini della Primaria sono intanto ritornati tra i banchi. Una settimana prima rispetto al suono ufficiale della campanella. Sono infatti tra i fortunati che sono riusciti ad accedere a uno dei corsi finanziati dall’Unione Europea. Una boccata d’ossigeno per le famiglie, che affrontano l’estate pagando anche più di cento euro a settimana per mandare i propri figli ai campi estivi. Un barlume di scuola del futuro, quella che non necessariamente deve rimanere chiusa per tre mesi all’anno.
Peccato che gli edifici scolastici, sotto la competenza dei comuni per quanto riguarda Infanzia Primaria e Media Inferiore, non siano adatti a cotanta innovazione. Così, nel capoluogo, sta andando in scena in questi giorni una situazione imbarazzante. Bambini che stanno partecipando ai corsi in aule infuocate. Con malessere dei piccoli frequentanti ma anche di chi nella scuola ci lavora.
Da lunghissimi anni è evidente la questione del cambiamento climatico. Da lunghissimo tempo i migliori scienziati del mondo stanno avvertendo della necessità di diventare resilienti al caldo, che sarà un compagno di vita e anche inevitabilmente un compagno di banco. Eppure non ci risulta che i comuni abbiano pianificato il problema e stiano agendo per risolverlo. Lunedì le aule di tutta la provincia apriranno e a tutti non resta che sperare in un calo delle temperature. Se la riffa del meteo andrà male studenti, professori e personale scolastico si troveranno alle prese con una bella grana.
In queste ore La Fune – Il Giornale dei Viterbesi ha ricevuto molte segnalazioni. Qualcuno ci ha anche “rimproverato” perché ne scriviamo solo ora, quando a giugno dentro quelle aule roventi sono passati i ragazzi della maturità. Certo potevamo evidenziare prima il problema ma almeno noi, quelli che non hanno scritto, non siamo stati eletti né prendiamo lo stipendio dagli enti che dovrebbero affrontare la questione. E’ la classe politica il vero problema. Una classe politica che quando prepara i bilanci neanche contempla che ci sia l’urgenza di climatizzare le scuole. Una classe politica che aspetta che a togliere le castagne dal fuoco sia il Ministero. Potete scommettere che il tema della climatizzazione delle scuole sarà uno di quelli davvero roventi nel dibattito pubblico.
Chissà se qualche consigliere comunale almeno nel capoluogo, maggioranza o opposizione, avrà l’intelligenza di portare alla discussione della sala d’Ercole il problema. Intanto accogliamo la rabbia e la frustrazione dei genitori. A chi ci ha contattato ci siamo permessi di dare una risposta, sempre la stessa: siete soli. Non pensate che qualche politico verrà a rinfrescare le aule dove vivono i vostri bambini. Forse dovreste iniziare ad agire in prima persona, mettere mano al portafoglio e pagare i condizionatori della vostra classe. Poi magari consegnate il conto quando imbucate la prossima scheda elettorale.

















