Attività asiatiche nel Viterbese colpite dalla fobia coronavirus e i gestori lanciano un appello contro la paura: "Abbraccia un cinese"
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VITERBO -A lanciare il messaggio, che racchiude in poche righe la preoccupazione dei titolari della attività cinesi, è il ristorante Akira di via Genova. Ma la situazione di scarsa clientela è fenomeno diffuso e si rischia una vera e propria psicosi, inutile e vergognosa, verso i cittadini cinesi. 

VITERBO -“Abbraccia un cinese” questo l’appello che campeggia sulla pagina social di un noto ristorante, gestito da cittadini cinesi, che fa cucina giapponese e thailandese nel capoluogo della Tuscia. Dopo giorni di scarsissima clientela, il fenomeno è registrato praticamente in tutte le attività guidate da cinesi, la decisione di lanciare un messaggio rassicurante.

“Ci piacerebbe deliziarvi con qualche foto dei nostri piatti – scrivono in un post affidato alla propria pagina Facebook – ma oggi dobbiamo fare un passo indietro e, con il rispetto per tutte le persone che ancora si trovano nella provincia di Wuhan, Hudei, Cina (8.000 chilometri di distanza) pubblichiamo un articolo della croce rossa italiana, la quale evidenzia che non esiste nessun tipo di rischio per contagio negli alimenti.

Ricordando che nessuno del nostro personale è stato in Cina nell’ultimo anno (alcuni non ci sono mai stati), auguriamo a noi tutti di trovare la forza per affrontare la paura che il più delle volte non ci permette di essere razionali”.

A lanciare il messaggio, che racchiude in poche righe la preoccupazione dei titolari della attività cinesi, è il ristorante Akira di via Genova. Ma la situazione di scarsa clientela è fenomeno diffuso e si rischia una vera e propria psicosi, inutile e vergognosa, verso i cittadini cinesi. 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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