Attenti al cane, ma prima ancora al "padrone"
Francesco Mattioli
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Quasi ogni giorno le cronache riportano le malaugurate imprese di cani molossoidi come pitbull e rottweiler. In taluni casi, aggressioni, in molti altri le vittime sono piccoli cani disperatamente difesi dai loro padroni, in non pochi si conta la tragica fine di persone.

di Francesco Mattioli

Quasi ogni giorno le cronache riportano le malaugurate imprese di cani molossoidi come pitbull e rottweiler. In taluni casi, aggressioni, in molti altri le vittime sono piccoli cani disperatamente difesi dai loro padroni, in non pochi si conta la tragica fine di persone.

Non esiste una vera legislazione a riguardo e le conseguenze si vedono. Chi decide di allevare un molossoide non si trova ad accompagnarsi né a un mite Labrador né a un minuscolo chihuahua, ma a un cane altamente pericoloso per natura.

“Ma il mio è buono..”, assicura il 90% dei proprietari ( l’altro 10% si vanta di avere un cane feroce…). I molossoidi sono in un elenco di cani pericolosi, di conseguenza andrebbero attivate regole. Innanzitutto un esame di patente per portare in giro o allevare queste specie, altro che – come ho sperimentato di persona- una ragazzina di 40 kg che faticava a tener fermo un pitbull.

Inoltre, l’obbligo in pubblico di guinzaglio e museruola. E una regolamentazione anche presso gli allevatori. Altrimenti, aspettiamoci il far west.

Senza contare che la ferocia di queste specie crea un pregiudizio, presso il pubblico non competente, anche verso tutti gli altri cani e verso ii loro proprietari più attenti e rispettosi della convivenza civile.

Ma del resto, il mancato rispetto delle regole più elementari alligna anche presso chi lascia fare al suo cane i suoi bisogni per strada, penalizzando la civiltà di tanti altri proprietari. Sarebbe ora che le istituzioni legiferassero e non solo e non tanto nel proibire quanto nel premiare chi ama i propri cani veramente, facendoli rispettare grazie a un comportamento civile e responsabile.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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